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22/04/2010 - Cuneo Città - Pagine di Fede

Quella grande tribolazione

Quella grande tribolazione
Il Santuario di Valmara

 



Il quarto giovedì del mese il nostro pellegrinaggio giornalistico si dirige verso Valmala, la località dell’Alta Valle Varaita, in provincia di Cuneo, dove la Madonna apparve, dall’agosto all’ottobre 1834 a quattro giovani del posto, tutte di nome Maria: Maria Pittavino, Margherita Maria Pittavino, Maria Chiotti e Maria Boschero. La Signora piangente del Chiotto (così si chiama l’altopiano delle apparizioni) fu subito riconosciuta e venerata con il titolo di “Madre della Misericordia” ed in quel luogo fu edificato – come la Madonna aveva richiesto – un santuario ancora oggi meta di tanti pellegrinaggi.


La misericordia di Dio – come avrebbe insegnato molti anni più tardi Giovanni Paolo II, istituendo la Solennità della Divina Misericordia, la prima domenica dopo Pasqua, è sinonimo dell’amore del Padre; si può dire che Carità e Misericordia siano due modi per nominare Dio che vuole raggiungere, conquistare, il cuore di ogni umana creatura.


E le Letture di questa settimana, che pubblichiamo in questa stessa pagina, oggi paiono proprio condurci per mano a contemplare Dio misericordioso. Quel Dio che “asciugherà ogni lacrima dai loro occhi” (seconda Lettura, dall’ Apocalisse di San Giovanni).


Ogni” lacrima, come si legge e non  – genericamente, ad esempio – “le lacrime”. Non c’è sofferenza, tormento, inquietudine, dolore, ma anche non c’è nostra umana passione, sentimento, travaglio che il Padre non conosca.


Nessuno ci conosce come il Signore. Anzi, potremmo dire che solo il Signore ci conosce. E, quindi, è solo rivolgendoci a lui che possiamo sperare di trovare aiuto, consiglio,  per affrontare e superare i momenti difficili della vita. Come? Qual è il luogo “teologico” in cui questo dialogo si può svolgere? La risposta è semplice: nella preghiera. Nella lettura della Parola. Nella meditazione del “messaggio” che la Provvidenza rivolge a noi, contenuto nell’ Antico e nel Nuovo Testamento.


Dio ha concepito ciascuno di noi: ognuno è un “originale”, nessuno di noi è fatto “in serie”, non possiamo essere clonati. Ogni uomo, ogni donna, è una creatura voluta, cercata, amata dall’eternità e per l’eternità. Dire, perciò, che il Padre ci conosce dalle dita dei piedi sino alla punta dei capelli non è fuori luogo. Anzi, la Parola di Dio va anche più “in profondità” (nel box in questa pagina, qualche brano del Salmo 138):”Sei tu che hai creato le mie viscere – dice il Salmista – e mi hai tessuto nel seno di mia madre”. Naturalmente, il  nostro incontro con il Padre deve essere sincero. Forse riusciamo a barare con gli altri, spesso anche con noi stessi, ma con Lui è diverso:”Tu sai quando seggo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri (...) la mia parola non è ancora sulla lingua e tu, Signore, già la conosci tutta” (Salmo 138, 3-4).


E’ quanto Gesù ci conferma nel passo di Vangelo che ascolteremo domenica:”Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”.


Seguire Gesù: un impegno e un programma di vita. Un programma breve ed essenziale e certo non facile, ma:”Non lasciate che nulla, mai, vi separi da Gesù Cristo”, insegna Benedetto XVI ai giovani.


Sappiamo però che il mondo, spesso, non la pensa allo stesso modo. Il mondo assume le sembianze e presenta le seduzioni e talvolta i comandi, insinuanti o imperiosi, dell’anticristo. Restare con Gesù può essere difficile ed al mondo può persino apparire inutile, eccentrico, pericoloso, a seconda delle circostanze storiche e della direzione in cui, in ogni tempo, prende a soffiare lo “spirito del mondo”.


E’ ancora il brano tratto dall’Apocalisse che ci suggerisce, in una suggestiva e toccante immagine, l’idea di quanto sia però numerosa la schiera degli “amici di Gesù”.


Leggiamo:”Vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”.
E’ il popolo di Dio che ha lavato le proprie vesti nel sangue dell’Agnello. Che ha subito persecuzioni e il martirio per non allontanarsi da Gesù.


Un popolo che, tuttavia, può percepirsi come tale anche in una dimensione “feriale”, quotidiana, quella in cui danno testimonianza tanti “santi minori”. Tante figure straordinarie che magari abbiamo anche conosciuto; non assurgeranno forse mai agli onori degli altari, ma come è stato luminoso il loro esempio.


Quante sono, in ogni momento della nostra vita, quelle tentazioni che rischiano di farci cambiare strada, di abbandonare la Via. Allora, forse, possiamo con qualche ragione concludere che quella “grande tribolazione” di cui ci racconta questo ineguagliabile brano dell’Apocalisse, si possa presentare a noi anche come metafora della vita di ogni uomo e di ogni donna, quotidianamente chiamata a scegliere, a decidere per Dio.

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