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28/01/2014 - Vercelli - Cronaca

SENTINELLA, A CHE PUNTO E’ LA NOTTE? - Il Giorno della Memoria, da celebrazione rituale a sfida educativa - Quando un Prefetto dà il "la" come un direttore d’orchestra - FILMATO DI 45 MINUTI E GALLERY DI 70 IMMAGINI

SENTINELLA, A CHE PUNTO E’ LA NOTTE? - Il Giorno della Memoria, da celebrazione rituale a sfida educativa - Quando un Prefetto  dà  il "la" come un direttore d’orchestra - FILMATO DI 45 MINUTI E GALLERY DI 70 IMMAGINI
La perfomance dei ragazzi

Sentinella, a che punto è la notte”?

Così parlava il Profeta Isaia, al Capitolo 21 della suo grande affresco escatologico.

Una immagine, quella della sentinella che nel travaglio dell’ora, nel buio della storia, forse anche – ante litteram – quando cala il sonno della ragione, quello che genera mostri, incarna una attitudine fascinosa e seduttrice. Capace di vetrificare l’inquietudine di sentimenti tumultuosi.

Così che le arti se ne sono spesso avvalse, in ogni tempo, anche in quelli recenti.

Chi non ricorda – uno per tutti - il romanzo di Fruttero e Lucentini “A che punto è la notte”?

Ma giova, oltre a queste memorie, tornare al testo per rileggerne l’incipit che si presenta a tinte fosche:” Una visione angosciosa mi fu mostrata:
il saccheggiatore che saccheggia,
il distruttore che distrugge
”.

Ecco: a che punto è la notte?

Non è fuori luogo, in questo tornante della umana vicenda, domandarsi a che punto si a la notte; come si domandarono i Profeti, come si domandarono i nostri Padri, come noi ora dobbiamo interrogarci. Come non dovranno più essere costretti a fare i nostri figli. Altrimenti il nostro transito non avrà avuto merito e – per dire ora con Elia – si dovrà concludere: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri».

Colpisce anche il cronista non più alle prime armi che un Prefetto si trovi a proprio agio nella frequentazione di testi Sacri – e questo è stato pregio di molti – ma che soprattutto sappia riproporli e con senso compiuto e sensibilità simbologica non improvvisata – a ragazzi, Studenti delle Superiori di Vercelli.

In una occasione solenne e ad un tempo permeata da un senso di familiarità che ne è stato forse il pregio maggiore e il presupposto educativo più efficace. Educativo, si intende, non solo a beneficio dei giovani, ma anche di quelli che giovani non sono più.

Il ricordo della Shoah, del sacrificio di milioni di ebrei nei campi di sterminio nazisti, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ha assunto quest’anno un carattere particolarmente partecipato e coinvolgente.

Non vi è dubbio che Salvatore Malfi interpreti la missione di servitore dello Stato nel senso più alto e ad un tempo veramente originale e sapiente, capace di mobilitare energie soprattutto intellettuali.

Per catturare l’attenzione e stimolare l’iniziativa di ragazzi che – è vero – sono certo i migliori delle nostre Scuole, ma di sicuro i talenti bisogna “trafficarli”, non certo illudersi che sia sufficiente conservarli. E questo lo sanno bene anche gli Insegnanti che si sono industriati per raggiungere questo scopo.

E così non appaia dunque irrituale che il Prefetto di Vercelli dia inizio alla propria prolusione ufficiale – tra l’altro, tutta a braccio – con una sapiente citazione del Profeta forse più “ecumenico” e ideale luogo teologico nel quale tentare esperienze dialettiche tra tutte le religioni del Libro.

Giornata – si diceva – appassionante, quella di lunedì 27, in cui si sono succedute perfomance creative di espressione letteraria ed teatrale.

Poi il ricordo “in presa diretta” della tragedia, con la Prof. Alessandra Bottini Treves che ha portato la preziosità di un reperto inedito: una lettera scritta da una santa persona, frustrata nel proprio tentativo di salvare dalla cattura una famiglia ebrea di Vercelli.

Una testimonianza eccezionale che, come le altre, tutti possono ora vedere e sentire nel repertorio audio video che mettiamo in rete da oggi

Guarda il video:

http://www.youtube.com/watch?v=A_06WbrRuck 

Sono più di tre quarti d’ora in cui immagini, suoni, silenzi, si alternano in un caleidoscopio di emozioni che in vari momenti sono davvero eccezionali.

Marita una citazione particolare la visita alla Sinagoga di Vercelli con le sue bellezze architettoniche purtroppo così poco conosciute da noi vercellesi per primi.

Monumento eretto dopo la promulgazione delle “lettere patenti” con cui i regnanti sabaudi il 17 febbraio 1848 diedero (restituirono) in certo grado la libertà ad ebrei e valdesi di professare pubblicamente la propria fede, è un gioiello della nostra comunità, che deve essere certo valorizzato di più: è un patrimonio comune che non va disperso.

All’ingresso la lapide e sul marmo scolpiti, come nella nostre memoria, i nomi delle vittime vercellesi della persecuzione razziale.

E certo non sarebbe giusto che – ad essere esiliato – in questo giorno della memoria, fosse proprio il ricordo del sangue innocente offerto in olocausto all’idolo della intolleranza.

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