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01/01/2020 - Vercelli - Pagine di Fede

SIAMO TUTTI FIGLI DI UN UNICO PADRE - La Giornata Mondiale della Pace e quella condizione di fraternità tra uomini e donne, sempre da riconquistare - VIDEO OMELIA DI MONS. MARCO ARNOLFO

SIAMO TUTTI FIGLI DI UN UNICO PADRE - La Giornata Mondiale della Pace e quella condizione di fraternità tra uomini e donne, sempre da riconquistare - VIDEO OMELIA DI MONS. MARCO ARNOLFO
Mons. Marco Arnolfo Arcivescovo di Vercelli - Oggi, 1 gennaio 2020, Chiesa Cattedrale del Duomo -

«Giunga ora il Nostro saluto fraterno e paterno ed il Nostro augurio di pace, con quanto la pace deve recare con sé: l'ordine, la serenità, la letizia, la fraternità, la libertà, la speranza, l’energia e la sicurezza del buon lavoro, il proposito di ricominciare e di progredire, il benessere sano e comune, e quella misteriosa capacità di godere la vita scoprendone i rapporti con il suo intimo principio e con il suo fine supremo: il Dio della pace.»

Così insegnava Papa Paolo VI nell’omelia per la prima Giornata della Pace, nel lontano 1968.

Allora la pace era difficile, non meno di oggi.

Era più semplice, forse, prendere nozione delle ragioni di questa difficoltà: che era tale al punto che, nel Mondo, le “Giornate” erano due.

A quella istituita nel 1967 dalla Chiesa, “rispose” il mondo dell’Est con quella del 1 settembre.

***

La Chiesa mette al centro dell’attenzione – e non solo liturgica – la pace, proprio nella Solennità di “Maria Madre di Dio”, che rivela e richiama la condizione comune di figli di un unico Padre.

Una fratellanza tra uomini e donne, nella armonia del creato, “sciupata” da Caino, l’uomo costruttore della città.

L’uomo che ha paura di vivere di nuovo quel rapporto per lui così difficile, impossibile, luttuoso, che è il rapporto di fraternità.

Scappa, ma non può fuggire la propria condizione, anche se non può fare a meno di vivere con gli altri uomini.

Così fonda la città che gli assicura quella compagnia posta, tuttavia, al riparo dalla condizione di fratello: un riparo intessuto nel sistema di regole.

Sono forse io il custode di mio fratello?

Dipende - potrebbe rispondere l'uomo delle tecniche, l'uomo della città fondata sulle regole -  cosa dice il mansionario che tutti insieme, democraticamente, ci siamo dati? 

Sappiamo, però, che questo è il modo di vedere le cose che tranquillizza non già chi sarebbe disposto ad uccidere il fratello. 

E' il modo di pensare di chi ha già ucciso.

***

Oggi in Duomo, è l’Arcivescovo di Vercelli, Marco Arnolfo, nel corso di una sapiente omelia, a richiamare il senso e la possibilità di una vita in comune fondata sull’amore e sul perdono, che possa lasciare intuire un orizzonte ulteriore rispetto a quello racchiuso tra le mura di Enoch, la città di Caino.

L’orizzonte oltre il quale è preparata la Gerusalemme Eterna.

Perché è sempre vero cha la pace nasca da un cuore nuovo.

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