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18/12/2010 - Cuneo - Cronaca

SI ROMPE UNA GAMBA MENTRE VENDEMMIA - Ma all’Ospedale deve dichiarare che si è trattato di incidente domestico - Una coppia di rumeni denuncia un agricoltore

SI ROMPE UNA GAMBA MENTRE VENDEMMIA - Ma all’Ospedale deve dichiarare che si è trattato di incidente domestico - Una coppia di rumeni denuncia un agricoltore
Carabinieri davanti all’Ospedale di Alba

Una storia di sfruttamento e di “lavoro nero” nei campi è quella venuta alla luce nei giorni scorsi e sulla quale hanno indagato i Carabinieri della Stazione di Neive.



Una donna 40enne e suo marito, entrambi romeni, si sono recati in caserma ormai esasperati delle continue vessazioni e condizioni di sfruttamento subiti dal loro datore di lavoro, un imprenditore agricolo 50enne.


Ai Carabinieri i due hanno riferito di essere stati convinti dall’agricoltore a venire nelle Langhe lo scorso mese di settembre per lavorare alla sue dipendenze in occasione della vendemmia, il viaggio oltre a vitto ed alloggio sarebbero stati a carico dell’imprenditore e vi sarebbe stata anche una buona paga con regolare contratto. In realtà il viaggio dalla Romania in Italia se lo sono dovuti poi pagare i due braccianti che hanno portato al seguito anche il loro figlio ventenne e tutti e tre per diverse settimane hanno lavorato mediamente 12 – 13 ore al giorno tra le vigne senza venire pagati vivendo in una vecchia stalla riadattata che l’agricoltore aveva dato loro in uso. Solo dopo ripetute proteste al nucleo familiare di romeni venivano date poche centinaia di euro dall’imprenditore agricolo a cui veniva richiesto senza alcun esito anche la regolarizzazione del contratto di lavoro. L’uomo infatti li minacciava ripetutamente di lavorare senza fare troppe storie e di non denunciarlo altrimenti sarebbero rimasti disoccupati e senza casa.


La donna romena una mattina, mentre stava vendemmiando insieme al marito ed al figlio nei terreni di proprietà dell’agricoltore indagato, cadeva fratturandosi una gamba e si recava in Ospedale ad Alba. Ai sanitari mentiva dichiarando di essersi fatta male accidentalmente in casa e non sul luogo di lavoro, in base a su precise indicazioni dell’imprenditore agricolo e, dopo essere stata dimessa, con la stampella veniva costretta a lavorare ancora anzicchè restare a casa convalescente. Stessa cosa capitava ad un’altra donna romena che si era fatta male e veniva fatta lavorare ugualmente.


Dalle indagini dei Carabinieri di Neive, che hanno raccolto la deposizione di altri lavoratori “in nero” romeni e vicini di casa o confinanti di terreno italiani dell’agricoltore è emerso che:


-         i vicini di casa, stanti le condizioni di indigenza in cui vivevano alcuni braccianti romeni e macedoni, spesso portavano loro da mangiare e li aiutavano nei loro bisogni quotidiani;


-         ripetutamente i braccianti sottopagati si recavano presso la cascina del loro datore di lavoro per chiedere la paga spettante gli ricevendo però solo piccoli anticipi;


-         nel corso di un controllo dei Carabinieri di Neive e degli Ispettori della Direzione Provinciale del Lavoro di Cuneo nei campi un gruppo di macedoni venne fatto scappare dall’agricoltore per sfuggire ai controlli e quindi evitare multe ed il figlio della donna romena che lo ha poi denunciato, sorpreso a lavorare senza contratto dai militari, era stato costretto dall’uomo a dire falsamente di essere fidanzato con sua figlia per potergli evitare una grossa multa.  


Ora l’imprenditore agricolo denunciato dai Carabinieri di Neive alla Procura della Repubblica di Alba dovrà rispondere del reato di estorsione ai danni dei propri dipendenti assunti senza regolare contratto e di numerose altre violazioni alla vigente normativa sul lavoro avendo violato alcuni diritti fondamentali dei lavoratori stranieri (romeni e macedoni) durante l’ultima vendemmia.               


       


 

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