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11/03/2018 - Vercelli Città - Cronaca

TRAGEDIA EVITATA ALL'ISOLA - Ragazzo di vent'anni vittima del gioco d'azzardo vuole morire - Per fortuna passa di lì una Volante della Polizia - E lui si fida di loro e di quel tenue filo di speranza

TRAGEDIA EVITATA ALL'ISOLA - Ragazzo di vent'anni vittima del gioco d'azzardo vuole morire - Per fortuna passa di lì una Volante della Polizia - E lui si fida di loro e di quel tenue filo di speranza
Il Ponte sul Cervetto all'Isola - Oggi 11 marzo alle ore 19,30

Ci sono storie che fa bene raccontare solo perché sono a lieto fine.

Se una fine hanno le lesioni permanenti all’anima che certe vite producono, vite che finiscono sempre per presentare il conto.

Conto ingiusto ed insopportabile, frutto di una disumana computisteria, algida ed insieme spietata, sicchè si cerca una via d’uscita possibile: possibile e plausibile, anche quando la sola via d’uscita che pare persuasiva sia quella di un ponte su un canale.

E del buio che vi sta sotto.

E allora ci si fanno due conti: 9,81 metri al secondo quadro è l’accelerazione di gravità.

I metri non sono molti.

Si tratta di un attimo.

Sotto c’è il buio come un grembo rassicurante ove trovare un riparo e forse la pace.

Pochi istanti e poi la fine di ogni pena.

Nove virgola ottantuno metri al secondo quadro non sono niente.

Poi tutto finisce nel grande abbraccio del buio.

***

Oppure può capitare che passi di lì, mentre la mente è già nelle spire di questi pensieri, chi sia capace di trovare un contatto con un’anima già persa nei calcoli dei secondi che quei nove virgola ottantuno metri al secondo quadro vogliono dire: tutta concentrata sul miraggio di una “fine pena” possibile, raggiungibile, solo scavalcando quel parapetto e chiudendo gli occhi.

Ci vuole un angelo per interrompere la sequenza di calcoli, farsi strada, insinuandosi nelle spire di quell’illusione, di quella promessa mendace.

Mendace come quella dell’imbonitore deciso a darti ciò che non ha, eppure ad un passo dalla vittoria: fine pena.

Perché – anche a 20 anni – la vita che ti resta può apparire come una condanna all’ergastolo: fine pena “mai”.

***

Forse questi pensieri si sono fatti strada nella mente di questo ragazzo di 20 anni che nel tardo pomeriggio di oggi, 11 marzo, sotto la lieve pioggia già presagio della imminente Primavera, non vedeva altro che Inverni.

Sicchè al Ponte sul Cevetto che sta appena dopo il sottopasso dell’Isola, già all’interno del Rione, voleva farla finita.

Un gesto disperato.

Un gesto subito intuito dagli angeli in divisa azzurra che passavano di lì per controllare che la città restasse tranquilla come oggi per fortuna è stata.

Gli angeli sono subito scesi dalla loro Volante della Polizia di Stato di Vercelli ed hanno incominciato a fare qualcosa che il ragazzo forse da tempo non faceva più con nessuno.

Gli hanno parlato.

Hanno saputo offrire un orizzonte alternativo e possibile al buio che tanto pareva attirarlo.

Il ragazzo si è fidato di loro.

Ed ora si trova a colloquio con lo Psicologo di turno della Questura: saprà dirgli che, oltre quel buio, ci sono tante cose per cui vale la pena di vivere.

Cose che nella sua vita sono state scacciate da un demone: quello del gioco d’azzardo.

Un ragazzo del Sud d’Italia che da qualche tempo si era trasferito a Vercelli, perché in quella sua coetanea conosciuta su Social e residente in città aveva forse visto, nella sua ricerca di una via d’uscita, qualcosa che potesse aiutarlo a liberarsi dalle sabbie mobili della ludopatia.

Ma il demone sa il fatto suo e le sue forze sono certamente ben superiori a quelle di una ragazzina che crede di avere trovato il ragazzo giusto e invece si ritrova alle prese con un problema più grande di lei.

Così la storia di un amore “parallelo” al problema vero e reale, la dipendenza ludopatica, finisce.

Ed i problemi per il ragazzo diventano due; tre, pensando che fare ritorno a casa, da dove si era partiti con qualche speranza, può sembrare la sconfitta definitiva.

Il ragazzo non ha più nessuno con cui parlare.

Nella società dei talk show, che riducono la parola a spettacolo di sé, dei social dove si straparla di qualsiasi cosa, spesso senza dire nulla di utile a rinvenire una ragione per vivere, lui ne trova solo una per morire.

Ma – almeno in questo caso – capita che possano arrivare gli angeli in divisa azzurra, sulla loro Alfa Romeo.

Grazie, angeli, a nome di tutti.

Grazie davvero.

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