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29/01/2014 - Trinese - Cronaca

TRINO PIANGE BEPPE CROSIO - Morto ieri sera alla Molinette di Torino a 66 anni - Protagonista del dissenso Dc negli Anni Novanta - Intelligente, arguto, dissacrante, temuto dai potenti, amato dagli amici

TRINO PIANGE BEPPE CROSIO - Morto ieri sera alla Molinette di Torino a 66 anni - Protagonista del dissenso Dc negli Anni Novanta - Intelligente, arguto, dissacrante, temuto dai potenti, amato dagli amici
Beppe Crosio nel 1990

E’ morto ieri sera a Torino, dove era ricoverato all’Ospedale Molinette, il Geom. Giuseppe (Beppe) Crosio.

Jair, per qualcuno dei suoi tanti amici. Come l’attaccante brasiliano dell’Inter.

Era nato a Trino il 17 luglio 1948, sposato con Lucia Salinardi, padre di Francesca e da poco nonno di una splendida nipotina.

Da qualche tempo era andato in pensione dall’Archivio di Stato, dove aveva lavorato per molti anni come impiegato.

Da tempo era sofferente e da ultimo – l’abbiamo visto per l’ultima volta qualche giorno fa al S. Andrea di Vercelli, prima che fosse disposto il trasferimento – le condizioni andavano peggiorando, essendo ormai le metastasi diffuse in modo irreparabile.

La salma, dalle 15 di oggi, si potrà visitare alle camere mortuarie delle Molinette, mentre da domani sarà a Trino dove alle 18,30 si potrà recitare il S.Rosario.

Le esequie sempre in Parrocchia, alle 10.

Personalità non comune, quella di Beppe.

Non era mai riuscito ad essere un semplice impiegato, all’Archivio di Stato, uno che assiste gli studiosi.

Era certo rimasto “contaminato” dall’ambiente, diventando a sua volta studioso. E la sua grande passione per la politica l’aveva spinto ad approfondire in particolare quella controversa pagina della Storia patria che è stata scritta con il sangue di tanti martiri della libertà, durante e appena dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando il conflitto divenne guerra civile. Così fu un inesausto propugnatore della necessità di cercare ancora i resti delle povere vittime dell’eccidio dell’Ospedale Psichiatrico, perpetrato il 12 e 13 maggio 1945.

Ce ne parlò ancora il 17 gennaio scorso, quando gli stringemmo la mano per l’ultima volta salutandolo con un “arrivederci” certo non meno vero per il fatto che rimanderà ad un incontro non più ostaggio della prigionia dei corpi.

Una passione, quella per la politica, nella quale aveva trasferito tutto il dinamismo prorompente – ma anche sapiente – di cui era capace: dissacrante, acuto ed arguto, dirompente (e quanto!), intollerante di ogni farisaica postura politicamente corretta.

Non ha mai strisciato.

E non perché volesse distinguersi a tutti i costi. Era, quello, un esercizio che gli pareva inutile, prima ancora che inaccettabile.

Aveva, in questo senso, la vista lunga.

Quando il gruppo di (allora) giovani ribelli della Democrazia Cristiana decise di passare all’opposizione, lui bruciò i ponti alle spalle dei suoi compagni (amici) di partito che avevano deciso di affrancarsi dai potenti locali.

Lui che lavorava all’Archivio di Stato, decise così di mettersi all’opposizione del Sottosegretario ai Beni Culturali, da cui dipendeva, che era il capo della Dc vercellese e valsesiana.

Di più. Venne con noi (e altri due o tre, non di più) a volantinare il giornale “La Risposta” che era il foglio dei “ribelli” proprio a Varallo Sesia, dove era in corso il convegno della Dc regionale.

E quando un corpulento esponente del Politburo democristiano ci avvicinò con fare ostile, avvisandoci: io sono un tipo molto irascibile… (capisca chi può) egli, distante qualche metro, si avvide della nostra difficile situazione.

Con lunghe falcate (pacco di giornali sottobraccio) ci raggiunse. Al vederlo arrivare il Grosso democristiano si allontanò prudentemente.

Ma Beppe lo chiamava e richiamava nell’ inconfondibile vernacolo trinese:”Ven qui, irascibile, ven qui; dilu a mi, ca t’è irascibile”.

Ma sarebbe riduttivo dire della sua intelligenza politica limitando l’aneddottica (pure incredibilmente ricca di fatti tutti meritevoli di essere, un giorno, riassunti) a quei momenti.

Anche agli albori della Seconda Repubblica, lui che pure si era ormai allontanato dalla vita politica attiva, continuò ad essere un punto di riferimento quando c’era bisogno di capire meglio e con sintomi non fallaci la società ed i suoi processi.

Aveva la capacità di arrivare al cuore della verità con sapienti colpi d’accetta. Chirurgici, ma colpi d’accetta sempre erano.

Negli ultimi tempi, malato, non era meno lucido e così ha potuto comprendere tutto l’amore di cui sono state capaci sua moglie e sua figlia, che l’hanno assiduamente assistito, come ha meritato, chiudendo per l’ultima volta gli occhi nei loro.

 

 

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