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01/01/2013 - Vercelli Città - Enti Locali

TRIPPA PER I GATTI / 130 - E’ la notte di Capodanno - E uno parcheggia dove può - Intanto si può stare sicuri che non c’è l’ombra di un Vigile Urbano - Ma chi sarà mai colui che così platealmente viola il divieto?

TRIPPA PER I GATTI / 130 - E’ la notte di Capodanno - E uno parcheggia dove può - Intanto si può stare sicuri che non c’è l’ombra di un Vigile Urbano - Ma chi sarà mai colui che così platealmente viola il divieto?
La monovolume parcheggiata in divieto - A destra, il Sindaco Andrea Corsaro, responsabile della Polizia Urbana
Capita.

Uno ha fretta, o non conosce bene la zona. Così si lascia l’auto dove capita.

Ma non c’è il rischio di prendere la multa?

Tranquilli. Il rischio c’è solo “nine to five” e con la settimana corta. La sicurezza, per il Comando Vigili di Vercelli, è importante, ma di sicuro lo è anche  l’orario.

Dopo le diciotto uno può fare quello che vuole, lasciare l’automobile parcheggiata anche come nei letti a castello: nessun pericolo. Diverso sarebbe se la lasciasse anche solo qualche centimetro fuori dagli spazi nei giorni di mercato, il martedì e venerdì, in centro.

Allora la multa è assicurata: il budget bisogna pur farlo, in un momento o nell’altro.

Così abbiamo pensato, rincasando dal Concerto di Capodanno al Teatro Civico e vedendo questa bella monovolume parcheggiata in divieto che più divieto non si può, in Via Sant’Antonio, a due passi dal teatro, di ritornare ed avvisare il Sindaco, che ha presentato la serata.

Lui è anche Assessore ai Vigili Urbani. O, come si dice adesso, alla Polizia Locale. Avrebbe forse potuto chiamare il Comandante Giorgio Spalla, qualcuno di turno.

Ma poi abbiamo pensato: ma dài, magari gli rispondono ancora che l’unico turno di notte che conoscono è quello che si studiava essere stato il re dei Rutuli, in abito da sera.

E poi questo Capodanno per il Sindaco è già mesto.

Perché, si domanderà il Lettore preoccupato per il morale del Primo Cittadino?

Forse lo assilla il problema inceneritore? Qualche altra grana?

Più di queste, lo amareggia il fatto che lui… Quell’altro… Il solito… Forse lo fanno Senatore…

Allora non infieriamo, è Capodanno.

Poi, chissà di chi è quella macchina parcheggiata in quel modo. Non lo sappiamo, nè ci importa. Non siamo mica l'Aci.

Magari il conducente non si è nemmeno reso conto di essere in divieto.

Del resto, non è facile interpretare i segnali, un po’ criptici, per chi non sia più che pratico di leggi e regolamenti, Codici e cavilli. Magari, quando gli si parla di un cavillo, egli si prepara a rispondere, ma questa volta senza errori nè allitterazioni, con un discorso sull'equitazione. E forse quell’autista non è incurante delle norme. Semplicemente, non le conosce.

La legge è uguale per tutti.

Ma questo sta scritto nei tribunali e se uno, beato lui, non li frequenta, come fa a saperlo?

Ci sono ancora tante persone semplici che non si cimentano nell’interpretazione di norme e articolati, nemmeno se chiari. Queste cose le lasciano volentieri agli altri, ai tecnici, agli Avvocati. Ce ne sono tanti.

Cartelli di divieto – si diceva – che potrebbero essere più espliciti.

Per esempio: che significa divieto di sosta “su ambo i lati”?

Forse che non si può parcheggiare su entrambi i lati contemporaneamente. Ma su uno per volta, evidentemente sì.

Del resto, parcheggiare su ambo i lati contemporaneamente è cosa difficile anche per chi sia abituato a sedere su tre poltrone, come un Fernando Lombardi. Oppure per un Dirigente comunale come Silvano Ardizzone, che cumula almeno tre incarichi ed altrettanti stipendi.

Ma per virtuosi che siano nell’arte di stoccare poltrone, possono pur sempre sedersi su una soltanto per volta. La natura ha le proprie inderogabili leggi.

E forse quel buon uomo, magari già poco pratico di norme, leggi e regolamenti, cui è toccato lasciare in sosta vietata, la notte di Capodanno, la popria monovolume, avrà pensato: io parcheggio da un lato solo, non su ambo i lati e quindi sto a posto.

E poi: divieto di sosta “0 – 24”. E che vorrà dire?! Adesso non sono né le zero né le 24, quindi posso stare.

Insomma, non è detto che il proprietario del veicolo in divieto sia uno che, se può, fa i propri comodi. Uno di quelli che dice: siamo tutti uguali di fronte alla Legge. Ma poi, come il capo della Fattoria degli animali di George Orwell, aggiunge: io sono il più uguale di tutti.

E, sempre a voler fare gli avvocati d’ufficio di quel signore, che finisce ad un certo punto per farci anche un po’ tenerezza, bisogna anche concedere che magari non è pratico di Vercelli.

Chissà da dove arrivava, per lasciare l’auto in quel posto.

Sarà forse un foresto.

Perché si trovava, la notte di Capodanno, nella nostra città, nei pressi del teatro Civico? Che magari dista giorni di cammino dalla sua dimora?

Si possono solo fare ipotesi.

Si sa, ad esempio, che quella è una zona dove ci sono numerose abitazioni signorili.

Magari il buon uomo è un arrotino, che propone i propri servigi quando sa essere il momento propizio per cenoni, occasioni conviviali.

Gli anziani ricordano ancora il richiamo che precedeva di lì a poco l’arrivo dell’artigiano con il proprio triciclo a rimorchio:”Doooooni al mulitta… Doooooni, al mulitta…”.

Tradotto, significava: donne, sta arrivando l’arrotino (il “mulitta”, come si diceva).

Ora i tempi sono cambiati e magari l’arrotino viaggia in monovolume per portare con sé i propri attrezzi. Sarà stato in qualche cucina ad affilare le lame che poi sarebbero servite per tagliare il tacchino e le pietanze.

Oppure in quelle abitazioni signorili avranno voluto non privarsi, per finire la cena in bellezza, di una leccornia d’altri tempi: la pera cotta zuccherata.

Vero e proprio preziosismo culinario, salutare gemma della cucina italiana, la pera cotta evoca fragranze inebrianti, capaci di permeare i ricordi serbati dalla fanciullezza.

La buccia croccante e glassata, la polpa tenera e dolce, il delizioso intingolo nel quale fare – non visti – zuppetta con un biscotto della nonna.

Così in quelle case, dove si ha cura di guarnire la tavola imbandita per le grandi occasioni con queste delizie, potrebbero aver  pensato di affidarsi ad uno specialista: un preparatore professionale di pere cotte.

Uno di quelli che un tempo giungeva con il proprio carretto, poi sull’Apecar.

Ora forse viaggerà su questa elegante monovolume. Sono rimasti così in pochi.

Ma come?! Potrebbe a questo punto eccepire il Lettore, ma se è pieno di peracottari.

Uno dei probleami di questi tempi è proprio che di peracottari ce ne sono anche troppi.

No, non intendevamo “quei” peracottari.

Questo forse è uno degli ultimi, veri, Peracottari, con la P maiuscola.

Non c'è nessuno - o pochi - che prepara come lui le pere cotte.

E quindi, parcheggi dove vuole o può, che diamine.

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