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04/08/2019 - Vercelli Città - Mondi Vitali

TRIPPA PER I GATTI / 565 - Un fenomeno che non deve essere sottovalutato - La popolazione murina cresce, ma potrebbe non trattarsi di ratti autoctoni - Forse di oriundi - Si sarebbe sparsa la voce che con Corsaro si sta bene

TRIPPA PER I GATTI / 565 - Un fenomeno che non deve essere sottovalutato - La popolazione murina cresce, ma potrebbe non trattarsi di ratti autoctoni - Forse di oriundi - Si sarebbe sparsa la voce che con Corsaro si sta bene

L’Asl di Vercelli dice di no, che non c’è un’emergenza ratti a Vercelli, ma i Consiglieri Comunali del Pd ed anche il Capogruppo di Vercelli con Maura Forte, non stanno tranquilli.

E, da un certo punto di vista, hanno ragione, perché la compagnia dei ratti (vedremo meglio quali, in particolare) non è mai stata una bella compagnia.

Così, il 22 luglio, hanno protocollato un’ Interrogazione volta a verificare cosa il Comune di Vercelli stia facendo per combattere i topi (vedremo meglio quali in particolare).

L’interrogazione è integrale in pdf e si raggiunge cliccando il link sotto l’ultima illustrazione a destra della pagina.

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Bisogna, dunque, sapere che, nel corrusco finire di luglio, un giorno prendono carta e penna e invitano il Sindaco Andrea Corsaro a fare di più, perché in città si registrerebbe un incremento delle presenze murine.

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L’Asl non condivide, come detto, questa asserita evidenza, ma – pochi o tanti, non importa – i topi sono sempre da contrastare.

A meno che uno non sia il protagonista di Willard e i topi.

E nemmeno a Willard andò bene.



Oppure non la pensi come la terribile Clara de “Il giardino dei supplizi” di Octave Mirbeau.

Cose, comunque, da specialisti.

Poi c’è l’eterno trabocchetto, in cui possono cadere anche i migliori.

Che – volendo saperne di più sui topi – corrono ad acquistare il libro “Il ratto d’Europa” per accorgersi, solo dopo le prime pagine, che si parla di tutt’altre storie, risalenti al mito ed al rapimento (ratto, appunto, in forma contratta) di una Signora di cui si era invaghito un dio e così via.

L’episodio dell’imbarazzante equivoco è reale: testimone chi scrive.

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Ma stiamo a Vercelli ed al problema locale.

Dunque, bisogna sapere che, quando parliamo genericamente di “topi”, intendiamo, in realtà, dire dei ratti.

Di topi ce ne sono tanti, ma quello che porta malattie e, soprattutto, ha invaso ormai tutto il Mondo, è il “Rattus Norvegicus”, cioè la pantegana o surmolotto, il topo di fogna.

Da sempre ha attirato l’attenzione degli studiosi, perché – dicunt - rivelerebbe qualche comportamento sociale capace di suggerire un certo parallelismo con quelli umani ed è forse questo ciò che inquieta di più.

Sono i topi che non possono fare a meno di noi, oppure siamo noi che proiettiamo, in loro, iridescenze psicologiche (s)confinanti nella paranoia?

La risposta, per parte nostra, può essere una sola, chiara e non equivoca: - Boh.

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Dunque, sembra che a Vercelli il problema – ratti sia in crescita.

Ne porta qualche responsabilità il nuovo Sindaco?

I sei Consiglieri interroganti non lo dicono espressamente, ma, insomma…

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Vediamo di ricercare e forse rinvenire le basi logiche del problema.

Bisogna sapere che la femmina del rattus norvegicus è assai prolifica.

La gestazione dura 24 giorni ed i piccoli che vengono alla luce pesano circa sei grammi.

Impossibile – è persino banale osservarlo – che se ne vedano in giro.

Crescono in fretta, perché al terzo mese di vita raggiungono la maturità sessuale.

E, forse, allora qualcuno in giro si vede.

Ma, stiamo attenti: 24 giorni di gestazione, sommati ai primi tre mesi di vita, significa che, prima di vedere un topo dell’era Corsaro, dovremo aspettare (dal  9 giugno, si contino tre mesi e 24 giorni) i primi di novembre 2019.

Inoltre, siccome la vita media del ratto (salvo l’ipotesi di cattività, che ne allunga la speranza di sopravvivenza) è di due anni, la conclusione può essere una sola.

Quelli che vediamo in giro oggi (soprattutto il 22 luglio quando è stata protocollata l’interrogazione) sono tutti topi di Maura.

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O, meglio, a prima vista sarebbero topi di Maura.

Perché, quella appena riassunta, è una ricostruzione demografica basata su una fredda lettura del dato biologico, priva di qualsiasi parametrazione con ritmi e flussi della vita reale.

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È tutt’altro che peregrino immaginare, invece, di essere in presenza di un fenomeno diverso ed anch’esso del tutto plausibile.

Plausibile, sia avendo riguardo alle abitudini ed attitudini migratorie del Rattus Norvegicus, sia alle sue capacità prodigiose di intuire dove siano condizioni di vita propizie alla propagazione della specie.

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Alcuni esempi.

Gli Studiosi sono convinti che – originario della Manciuria – il Rattus Norvegicus abbia incominciato a trovare nuovi territori “imbucandosi” nelle carovane di viaggiatori dediti ai commerci.

In Europa (intesa come Continente) il ratto sbarca tra il XVI e XVII Secolo.

Diciamo “sbarca” perché, non di rado, nei porti delle grandi città sale a bordo delle navi le cui stive assicurano cibo e poi, al termine della traversata, scende a conquistare nuovi territori.

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Il fenomeno potrebbe non essersi arrestato e, anzi, trasferito dalla dimensione “macro” a quella micro.

Cioè, dai flussi trans continentali, a quelli idonei a mettere in relazione realtà urbane poco distanti.

E sarebbe proprio questa neo – capillarità della migrazione murina, stimolata da bisogni di secondo livello, da stili di vita più esigenti, manifestati dall’altro protagonista della simbiosi, appunto l’uomo, ad avere originato i rilevati (o, comunque, con qualche ragione paventati) incrementi delle infestazioni vercellesi.

Cosa può essere capitato?

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Proviamo a ricostruire, sforzando, ma solo moderatamente, la fantasia.

E’ noto che, ormai da qualche anno, una parte della popolazione cittadina vercellese si debba spostare in altre città per frequentare certe strutture sportive, altrove disponibili: stiamo parlando, come il Lettore avrà immaginato, delle piscine coperte.

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Non è azzardato – un rapido censimento dell’impiantistica di settore è tutt’altro che difficile – pensare che il luogo dove i dati riepilogati lungo le ascisse e le ordinate si incontrino più facilmente sia Casale Monferrato.

L’asse lungo il quale si colloca il dato: “disponibilità di impianti” vede la città aleramica offrire le maggiori opportunità.

Cioè: ben tre piscine coperte.

L’asse lungo il quale si definisca, invece, la distanza da Vercelli, inversamente proporzionale alla possibilità di raggiungere il luogo che assicuri la fruibilità di piscine, vede di nuovo Casale in posizione di maggiore accessibilità: tra i 20 (Strada Vecchia Vercelli) e 28 (Valentino) chilometri.

In mezzo, la Canottieri.

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Sicchè, non è assurdo pensare che, nel corso di sei anni, sia accaduto che qualche ratto sia saltato accidentalmente su vari mezzi di trasporto impiegati da vercellesi in trasferta per motivi di balneazione.

Ma per tutto il periodo compreso tra l’8 giugno 2014 ed il 9 giugno 2019, una volta presa nozione del territorio così raggiunto, la comunicazione con la popolazione murina casalese abbia dato luogo a confronti tutti favorevoli alle condizioni di vita d’Oltreponte.

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Sicchè, semmai, si è registrata una “mobilità passiva”, come quella dell’Asl, che ha indotto i ratti a preferire Casale, favorendo - eventualmente – i trasferimenti verso Piazza del Cavallo.

Poiché – come abbiamo visto – parliamo di ratti adulti, quindi immediatamente in grado di invertire i flussi, è realistico immaginare che, nelle ultime settimane, l’informazione abbia cambiato segno e, tra i roditori ormai naturalizzati monferrini e quelli bicciolani, si sia radicata una convinzione: a Vercelli, con Corsaro, si sta ( di nuovo ) da dio.

Siamo tornati al goga e migoga ante 8 giugno 2014.

***

L’idea è, pertanto, ardita, ma non azzardata: tra i ratti potrebbe essersi sparsa la voce che ora, con Corsaro, a Vercelli si viva meglio che a Casale.

Mentre prima, con Maura Forte, c’era solo trippa per i gatti.

Da qui, la lamentata invasione (una migrazione di ritorno) che, in qualche modo, bisognerà contrastare.

Insomma, nuove frontiere dell'etologia.

Come finirà?

Chi vivrà, vedrà.

 


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