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23/01/2011 - Cuneo - La Posta

TURISMO RELIGIOSO, GASTRONOMICO, NATURALISTICO COME... "I PROMESSI SPOSI"

TURISMO RELIGIOSO, GASTRONOMICO, NATURALISTICO COME... "I PROMESSI SPOSI"
I promessi Sposi

A volte sembra di rileggere “I promessi Sposi” in formato terzo millennio.



Turismo e territorio, come Renzo e Lucia, sono sul punto di coronare il loro sogno d’amore, ma vi è sempre un Don Rodrigo che, per tramite dei Bravi, ammonisce che “questo matrimonio non s’ha da fare, né domani né mai” e tutto, come nel Monopoli, torna alla casella di partenza.


Facciamoci caso, avviene sempre così: si cerca di creare, come già avvenne in Europa, una rete che aiuti il territorio, con le sue peculiarità economiche e produttive, a creare una “liaison” con il turismo per fare sistema e per essere in grado di affrontare le sfide che provengono dalle altre nazioni, ma vi è sempre chi si mette di mezzo per cercare di impedire che questa unione, l’unica possibile, possa concretarsi. Non vi è balordaggine dietro questo, ma un disegno preciso di chi cerca, con ogni mezzo, di difendere rendite di posizione e situazioni anacronistiche ed insostenibili.


Sono in tanti che si danno da fare in questo senso: gestioni delle spiagge ingessate ormai da quasi un secolo, campeggi e strutture che riescono, in una maniera o nell’altra, ad evitare interventi di modernizzazione mentre le utenze sono ormai mutate da tempo, comuni che invece di creare nuove opportunità utilizzano l’arma dell’ordinanze per tarpare quel poco di novità che riesce ad affacciarsi sul palcoscenico.


Eppure la realtà in questi ultimi venti anni è mutata profondamente: le vacanze sono diventate più brevi e sono spalmate su tutto l’anno, la moneta unica induce alla mobilità, l’aumento della vita media crea nuovi utenti per tutti i sistemi turistici, alberghi, pensioni e seconde case sono state affiancate da altre maniere di vivere il tempo libero.


Turismo religioso, gastronomico, naturalistico, di movimento hanno conquistato porzioni di mercato, in alcune nazioni hanno raggiunto la parità di trattamento con quelli tradizionali, mentre da noi sono ancor visti come i parenti poveri. Poi c’è sempre una Monaca di Monza che “sventurata, rispose”, il grullo del momento che cerca scorciatoie con chi ha dichiarato guerra alla modernizzazione per ricavare qualche piccolo vantaggio destinato peraltro ad esaurirsi ben presto.


Mi riferisco a quanti, anche nel settore dell’abitar viaggiando, “cercano di capire” le ragioni degli altri, non già per intavolare una trattativa piena e completa in grado di porre serie basi pere un necessario cambiamento, ma solo per “tirare a campare” sport questo che senza dubbio trova nel nostro Paese molti, troppi, praticanti.


Il risultato è sotto gli occhi di tutti: sindaci che si augurano che i camperisti possano essere fatti salute su una zattera ed inviati in Corsica, ragione francese paragonabile ad un “lazzaretto” del nuovo millennio, altri, come avviene a Rho, che emettono ordinanze in barba a leggi e codici per stroncare il fenomeno dei veicoli ricreazionali.


Il tutto condito con la difficoltà ad accedere alle strutture, quando sono aperte, all’impossibilità di destagionalizzare perché finita l’estate buona parte delle aree ricettive chiede. Eppure i praticanti del turismo all’aria aperta non sono i Lanzichenecchi che giungono dal Nord Europa per portare distruzione e peste, ma persone in grado di assicurare positivi e ottimi apporti economici alle finanza di qualunque Paese sia in grado di garantire loro ospitalità e di rispondere ad esigenze minime.


Questo matrimonio s’ha da fare: territorio e turismo non possono continuare a cercarsi senza mai trovarsi, a vivere nel timore e nella paura, quasi ci si trovasse nel castello dell’Innominato, in attesa che la Provvidenza, negli abiti del cardinale Federico, aiuti ad uscire dall’inghippo. All’estero queste preoccupazioni sono state superate da tempo e la pioggia liberatrice del mercato ha sconfitto l’immobilismo delle rendite di posizioni. Da noi ancora molta strada è da percorrere, ma si tratta di una via obbligata, da percorrere allegramente, senza aver disegnato né dove, né come, né quando, né se fermarsi la notte, ….”.


Proprio come Renzo all’uscita dal Lazzaretto dopo aver ritrovato Lucia: lui non aveva il camper, ma questa pare l’unica sostanziale differenza.


 


Beppe Tassone

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