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04/04/2015 - Vercelli Città - Pagine di Fede

TUTTI IN UNA CASA DEVONO CONTRIBUIRE, CIASCUNO CON IL PROPRIO COMPITO - Alla sua prima Processione delle Macchine Mons. Marco Arnolfo invita alla responsabilità - E dice: nessuno ha diritto a disinteressarsi delle persone che soffrono - LA GALLERY

TUTTI IN UNA CASA DEVONO CONTRIBUIRE, CIASCUNO CON IL PROPRIO COMPITO - Alla sua prima Processione delle Macchine Mons. Marco Arnolfo invita alla responsabilità - E dice: nessuno ha diritto a disinteressarsi delle persone che soffrono - LA GALLERY

“Tutti in una casa devono contribuire, ciascuno con il proprio compito”.

E’ troppo leggere in questa frase, pronunciata dall’Arcivescovo Mons. Marco Arnolfo nella catechesi al termine della Processione delle Macchine, (ieri, Venerdì Santo 3 aprile) un richiamo agli accidiosi protagonisti della scena politica? Un richiamo per mettere da parte personalismi ed interessi di bottega e lavorare quindi alla costruzione di quella città “fraterna” vagheggiata dall’Arcivescovo?

Il Lettore del resto può giudicare da sé: ecco il video con la prolusione integrale http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2391 

Forse è troppo anche se, in ogni caso, questa resta una grande verità.

Non l’unica, peraltro, insegnata dal Presule nella sua prolusione incentrata sul tema di una fraternità che attinge la propria autentica essenza dal rifiuto del peccato di Caino. Quel peccato così moderno, che commettiamo tutti i giorni quando, pensando alle persone che soffrono, non hanno lavoro, vivono situazioni difficili, ci rifugiamo nella tana perbenista e politicamente corretta di un “mansionario” antico – e quanto – eppure sempre nuovo tanto da sembrarci un espediente tutto sommato valido per tirarci indietro:”Sono forse io il custode di mio fratello?”.

Un atteggiamento che in qualche modo “spiega”, vuole giustificare quella mano alzata contro il fratello, tanto che la terra ne “beva il sangue”.

Perché purtroppo è così: la difficile condizione di fraternità, o è accettata con tutto il proprio carico di contraddizioni, con tutto l’onere di un sacrificio talvolta eroico, oppure non è.

La rinuncia alla carità attiva è già la premessa perché quella difficile condizione di fraternità diventi impossibile, fino ad essere luttuosa.

Una lezione – dispensata con garbo e semplicità – ma quanto mai esigente, quella di Mons. Arnolfo, non certo dimentica dell’insegnamento di Gesù, Dio che sceglie di sperimentare la condizione umana in tutta la sua stupefacente finitudine. Sperimentare la durezza di un limite che diventa fecondo proprio a misura di quanto lo si riconosca come tale, scegliendo di seguire Cristo anche nel suo donarsi, donare – sé e per – donare.

Se l’invito a che ciascuno svolga con umiltà e dedizione la propria parte dovesse essere sembrato a un po’ a forza calato nel contingente, non sfugge però il “ri”chiamo, dettato stamane (4 aprile) dall’Arcivescovo in occasione dell’inaugurazione dei lavori di ristrutturazione del Ponte sul fiume Sesia, alla periferia della città in direzione Novara.

Di fronte ai “potenti della Terra” accorsi per il taglio del nastro insieme al Presidente della Giunta Regionale Sergio Chiamparino (il servizio in altra parte del giornale, da martedì 7 aprile) di nuovo Mons. Arnolfo è esplicito.

Si avvale di una metafora sapiente per dire come la rinnovata struttura assicuri una maggiore sicurezza anche perché asseconderà meglio il fluire dell’acqua, scongiurando il pericolo derivante dall’esito di fenomeni di piena forieri di esondazioni.

E proprio nella sintonia con l’acqua che “scorre” invita un po’ tutti a che si faccia scorre di più l’acqua nella temperie dei tempi, rendendo più fluida la relazione e lasciando che siano “lavate via le beghe” per dedicarsi di più e meglio al bene comune.

Sono verità anche se pronunciate, udite e imparate in modo indipendente.

Ma non è vietato fare due più due.

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