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30/01/2013 - Vercelli Città - Cultura e Spettacoli

VERCELLI – Arca salpa per la sesta volta nei mari colorati della Pop Art – Presentata la mostra Guggenheim che si inaugura il prossimo 8 febbraio nella chiesa di San Marco - Studio Dieci e l’UniPop saranno parte dei cerchi eccentrici

VERCELLI – Arca salpa per la sesta volta nei mari colorati della Pop Art – Presentata la mostra Guggenheim che si inaugura il prossimo 8 febbraio nella chiesa di San Marco - Studio Dieci e l’UniPop saranno parte dei cerchi eccentrici
L’assessore Pier Giorgio Fossale e la locandina della mostra

Una sala Giunta strapiena di giornalisti e “attori” ha accolto il primo vagito della prossima mostra Guggenheim che si inaugura venerdì 8 febbraio alle ore 18. Oltre sei anni sono passati da quell’autunno del 2007 in cui il vascello “Arca” salpava con il ciclo di mostre Guggenheim. Dal sogno del surrealismo, attraverso il ciclo Peggy e poi con le successive mostre, si giunge quest’anno a fotografare uno dei passaggi cruciale della storia dell’arte: «Gli anni Sessanta nelle Collezioni Guggenheim. Oltre l’informale verso la Pop Art» a cura di Luca Massimo Barbero. Come ha osservato l’assessore Pier Giorgio Fossale alla presentazione della mostra mercoledì 30 gennaio in Municipio «Da un’arte intimista, un po’ ripiegata su se stessa si passa al mondo scintillante della Pop Art che riassume e trasforma la cultura popolare, dischi, fumetti, pubblicità, con i loro colori diventano arte». Una sintesi puntuale anche se non esaustiva a cui conviene per ora attenerci. Più che l’aspetto artistico, infatti, dalla conferenza stampa sono emersi dati politici, che il sindaco Andrea Corsaro ha puntigliosamente rivendicato in apertura con un lungo intervento. «C’era chi scommetteva che Vercelli non avrebbe mai visto pullman di turisti… e oggi vediamo spesso persone in giro per la città con tanto di cartina. Penso che Vercelli sia l’unico esempio di una collaborazione così lunga con la Fondazione Guggenheim». Il primo cittadino non ha nascosto le fatiche affrontate per reperire i fondi anche per la prossima delle grandi mostre. «Il nostro obiettivo è istituzionalizzare l’evento, vogliamo fortemente che si prosegua anche in futuro». E’ stato ricordato che non si è mai pensato a questi eventi come a degli spot, destinati a essere dimenticati, ma a un percorso «Che ci ha portati ad un livello di eccellenza riconosciuto ed invidiato».



Ancora una volta sono state ribadite le basi dell’impegno nella cultura che è finalizzato a dare alla città una prospettiva di sviluppo e di rilancio della propria immagine. E sulle ricadute l’assessore Pier Giorgio Fossale ha osservato: «Quando si pensa alle ricadute materiali dobbiamo pensare che dietro a un panino consumato da un turista c’è anche chi ha sfornato il pane e chi ha venduto il prosciutto… per valorizzare le ricadute ci vogliono studi approfonditi, non bastano considerazioni da bar…».


Corsaro ha chiuso il suo intervento ricordando che continuano anche le campagne per riportare alla luce gli affreschi della chiesa di San Marco. Sarà visibile una nuova tranche di lavori, la terza cappella con un ciclo di affreschi di alta fattura, in cui sono presenti immagini architettoniche importanti.


Fossale ha allargato la visuale ai contenuti. «L’importanza di avere come partner Guggenheim si vede dal punto di vista organizzativo, avremo in arca ben 53 capolavori molto difficili da recuperare. La fondazione Schulhof ha messo a disposizione 13 lavori mai esposti prima al di fuori di Venezia, un riconoscimento definitivo del valore che Arca ha come sede espositiva, abbiamo dovuto rispondere a molte domande sui livelli di sicurezza garantiti prima di averle. Avremo i fiori di Andy Warhol che sono decisamente una grande esclusiva».


Ormai non manca molto, presto si potranno ammirare i capolavori di maestri come Robert Rauschenberg, Jean Dubuffet, Frank Stella, Fontana, Bice Lazzari, Enrico Castellani. Il percorso espositivo sarà chiuso da una mega composizione di Roy Lichtenstein di 3 metri per 6. «Non avremo problemi a portarlo dentro – ha rassicurato Fossale – perché è un’opera smontabile».


Abbiamo anche appreso che per questo allestimento il curatore Luca Massimo Barbero ha richiesto un’illuminazione potenziata. Si prospetta dunque una vera “chicca” per gli appassionati d’arte di tutta Italia ma, come in passato, e come ha ricordato Fossale: «la mostra è anche una riflessione didattica sull’arte contemporanea».


L’inaugurazione vedrà alcuni momenti a sorpresa, da un taglio del nastro piuttosto acrobatico a uno spettacolo di cui non si è voluto accennare nulla perché «sarà un incognito totale».


Alla conferenza stampa era presente il responsabile di “CoopCulture” che gestirà biglietteria, book-shop e comunicazione, un giovane dalle idee molto chiare, Emiliano Buttacco. «Le consegniamo una potente Ferrari», gli ha detto Fossale dandogli la parola. «Non vogliamo deludere la città - ha affermato Buttacco – ma soprattutto non vogliamo deludere i visitatoti». E sembra che non siano parole di circostanza, l’obiettivo di CoopCulture è stabilire il record di visitatori, dunque si punta a superare quota 50.000 presenze e lo si farà mettendo in campo tutte le conoscenze di un team che è da vent’anni che lavora a contatto con le più grandi istituzioni museali italiane, tanto per dirne una ha la gestione delle “Scuderie del Quirinale” a Roma, in tutto assiste oltre 200 istituzioni d’arte. La comunicazione è stata affidata a Spaini & Partners, mentre il catalogo è curato dalla biellese “Eventi Progetti”.


La conferenza stampa (durata circa un’ora) è servita inoltre ad accennare alle iniziative collaterali con la presenza di due realtà cittadine, Studio Dieci e l’Università Popolare. Carla Crosio, presidente di Studio Dieci ha dato vita a un piccolo siparietto col sindaco, donandogli tre mega raccolte di documentazione. «E’ tutto ciò che siamo riusciti a fare in sei anni grazie alle mostre Guggenheim». Anche quest’anno il centro culturale curerà le quattro conferenze “canoniche” al Dugentesco e sta mobilitando gli artisti per dar vita a “Nuvole eterotopiche” una grande collettiva, anzi un progetto di arte sociale. «Ogni artista porterà un mobile da casa sua e un’opera – ha spiegato Carla – dunque la nostra galleria diventerà una casa degli artisti aperta al pubblico che potrà viverla. Il titolo parte dall’ I-cloud, ovvero la nuvola, un luogo digitale e virtuale, per arrivare all’ambiente non-ambiente di Studio Dieci».


La mostra si aprirà il 7 febbraio e durerà fino al 21 aprile, sarà avvicendata, sempre a Studio Dieci, da una “concept exhibition” dal titolo “I-Pop curato da Alex Zarino, Marco Barnabino, Valeria Facelli, un progetto nato dal film pop diretto da Zarino che lo scorso anno ebbe ampia risonanza. «In questo modo dimostriamo che l’Università Popolare è anche un laboratorio creativo per tanti giovani» afferma la presidente Paola Bernascone Cappi. La specificità di questa seconda mostra è che dimostra come la Pop-Art non è solo oggetto da libri di storia dell’arte, è il futuro e il presente perché la rivoluzione digitale non è altro che la continuazione della “factory” di Andy Warhol su una scala enormemente più grande.


Fra le “collaterali” o “cerchi eccentrici” che dir si voglia, avremo persino un concerto dei “Nomadi” e tante altre iniziative in fase di elaborazione.

La Sala Giunta gremita da giornalisti e addetti ai lavori
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Paola Bernascone Cappi
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Il primo da sinistra è Emiliano Bottacco di CoopCulture
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Carla Crosio consegna al Sindaco i cataloghi degli eventi realizzati
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Valentina Facelli spiega l'evento Unipop
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