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02/02/2014 - Vercelli Città - Economia

VERCELLI - Carrefour "taglia" un pezzo di negozio e lo affitta ad altri - Gli spazi espositivi si restringono dopo la full immersion nella crisi - Posti di lavoro assistiti, finchè dura, dai contratti di solidarietà

VERCELLI - Carrefour "taglia" un pezzo di negozio e lo affitta ad altri - Gli spazi espositivi si restringono dopo la full immersion nella crisi - Posti di lavoro assistiti, finchè dura, dai contratti di solidarietà
Carrefour: presto meno metri quadri di esposizione

La cosa stava passando sotto silenzio.

All’ apparenza sembrava uno dei tanti rinnovi nell’esposizione degli articoli posti in vendita sugli scaffali del Carrefour di Vercelli.

Nei giorni scorsi i clienti abituali non riuscivano a raccapezzarsi: persino il banco del pizzicagnolo aveva traslocato, andandosi a posizionare dove fino a poco tempo fa era esposta la verdura.

E non è che uno dei tanti esempi.

Ma – dicevano i più smaliziati – è una tecnica di marketing: ogni tanto cambiano posto alle cose, proprio per farti girare tutto il negozio.

Più sei cliente abituale, infatti, più ti avviti tu stesso sul solito giro e così non vedi le altre cose che potrebbero interessarti e se non le vedi non le compri.

Hanno un bel mandare messaggini a tutto spiano, che magari ti raggiungono sul telefonino mentre guidi e pensi che sia qualcuno che a casa ha bisogno.

Invece è Carrefour che vuole farti sapere di un’offerta speciale, mirabolante, della quale devi assolutamente venire a conoscenza alle 13,15, mentre sei in autostrada e guidi.

Ma non c’è pubblicità che tenga: il migliore cliente è quello già acquisito, insegnava Mario Silvano.

Però, se il cliente diventa un po’ troppo abitudinario, per non dire “pantofolaio”, non gli si stuzzica la voglia di comprare.

Così ecco che ogni tanto gli strateghi del marketing spostano gli scaffali di qua e di là e allora uno è costretto ad esplorare. E se esplora poi magari trova e se trova  compra.

Invece no.

Tutto questo era vero prima della crisi, poi la gente ha smesso di comprare per i motivi ben noti.

Ed ora, effettivamente, l’ ipermercato è diventato uno di quei posti dove vai per rilassarti quando non hai voglia di incontrare gente e ti va invece di fare quattro passi al chiuso, come una volta nella piazza della città, sotto i portici.

Curiosa nemesi.

Gli ipermercati hanno desertificato le città, svuotando le piazze, aiutati poi dai talebani delle isole pedonali.

La modernità, si diceva.

La piazza ora è sostituita dalla galleria commerciale.

E infatti per qualche tempo si svuotavano i centri storici e si riempivano i supermercati.

Ora si svuotano anche loro: il turn over degli esercizi commerciali in galleria parla da sé di una mortalità che qualche volta è morte in culla: apri e poi subito chiudi, nel giro di un anno e poco più. Stritolato – magari, perché sei giovane e ti sottometti – da contratti che paiono di affitto degli spazi e invece sono di una nuova mezzadria, di partecipazione agli utili del tuo lavoro.

Le piazze tornano a ripopolarsi, ma non perché siano risorti i negozi del commercio di prossimità, stretti nella morsa tra grande distribuzione e vendite on line.

Si ripopolano perché la gente va a piedi per risparmiare carburante.

Ma torniamo a bomba.

Ecco la decisione degli alti comandi di Carrefour: tagliano una parte dello stabilimento.

Tutta l’ area espositiva che – per intenderci – conteneva fino a ieri l’elettronica, quella adiacente al ristorante, sarà compartimentata.

Un bel muro al di là del quale lo spazio ricavato sarà affittato ad altra azienda.

Ecco il motivo degli spostamenti di merce e di scaffali, della vera e propria rivoluzione copernicana della strategia espositiva del negozio vercellese, nato nel 1988 e poi diventato punto di riferimento per una generazione intera che ha seguitato a chiamarlo con il nome di battesimo: Continente.

Poi il passaggio al colosso francese ed ora il ridimensionamento.

Non si sono disturbati di avvisare i Sindacati.

Del resto, i rappresentanti dei lavoratori sono indaffarati a chiedere provvedimenti tampone per ottenere gli ammortizzatori sociali che almeno per qualche tempo rendono meno drammatica, sul piano dell’occupazione e della vita delle famiglie, la ricaduta della crisi.

Anche questa è ricaduta, su un territorio che ne ha già viste tante.

Dice Luca Trinchitella, Segretario Fisascat Cisl (Sindacato del Terziario) Piemonte Orientale:”Fino a novembre - dicembre scorsi si temeva addirittura che fosse avviata una procedura di mobilità che poteva riguardare 20 Ipermercati in tutta Italia. Dopo l’incontro tenutosi a livello nazionale, in cui – poco prima di Natale – il Sindacato ha puntato i piedi, l’Azienda ha ripiegato su procedure meno devastanti”.

Così a  Vercelli i 150 dipendenti sono in regime di “Contratto di solidarietà”.

Una solidarietà soprattutto nei confronti della grande impresa: che paga meno ore ai lavoratori e le restanti ( circa il 25 – 30 per cento ) sono a carico dello Stato che interviene mediante l’Inps.

Meglio che niente, sia chiaro. Ma è un altro mito che crolla.

Si diceva, infatti: chiudono i piccoli negozi, ma l’occupazione non ne risente e forse ne guadagna perché i supermercati assumono e creano nuova occupazione.

Invece, è tutto un cimitero: Cassa integrazione in deroga, blocco del turn over, contratti, appunto, di solidarietà.

Il Continente che si restringe è un altro pezzo di storia e non solo economica vercellese che se ne va in sofferenza: il grande ipermercato ha voluto dire molto, per tante persone, in questi 26 anni.

La parte espositiva che non ci sarà più
La parte espositiva che non ci sarà più
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