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05/04/2012 - Vercelli Città - Pagine di Fede

VERCELLI - Celebrato solennemente il "Sacro Ufficio delle Tenebre"

VERCELLI - Celebrato solennemente il "Sacro Ufficio delle Tenebre"
Il candelabro

(Fran.D) -  Una suggestiva serata di fede ricca di emozione è stata quella di ieri, mercoledì santo nella bella chiesa di San Bernardino in via Duomo.  Si è celebrato il rito del Sacro Ufficio delle Tenebre, rito che dopo la riforma liturgica in seguito alle disposizioni del Concilio Vaticano II cadde in desuetudine ed oggi è ancora officiato in poche chiese. La bellezza del rito e dei canti in lingua latina, il senso del sacro e del trascendente che trasmette ai fedeli presenti fa sì che ultimamente vi sia stata la riscoperta di riti che sono stati forse troppo frettolosamente accantonati.



Inserito negli eventi della Settimana Santa a Vercelli coordinati dall’ Assessorato alla Cultura il Sacro Ufficio delle Tenebre è stato  curato dal Soroptimist Vercelli e dalla Confraternita di San Bernardino. «Un rito – come spiegato dalla presidente di Soroptimist Carla Barale e da Monsignor Gianluca Gonzino- che richiama la spiritualità della passione con una importante valenza simbolica.”


Il rito, celebrato totalmente in lingua latina, si articola in tre momenti detti Notturni. Il primo comprende i seguenti salmi: 68: Preghiera di un sofferente; 69: Grido d’angoscia; 70: Preghiera nella vecchiaia; seguono tre letture salmodiate dalle Lamentazioni di Geremia.  Il secondo Notturno comprende i seguenti salmi: 71: Il re messianico promesso; 72: Meditazione sulla sorte umana; 73: Lamento per la devastazione del tempio; seguono tre brani sui trattati dei salmi di Sant’ Agostino. Il terzo Notturno comprende i seguenti salmi: 74: Inno di grazie a Dio, giusto giudice; 75: Inno di trionfo dopo la vittoria; 76: Meditazione sul passato di Israele; segue la lettura salmodiata del capitolo 11 della Prima Lettera di Paolo ai Corinzi. Il rito prosegue con le Laudi: salmo 50: Miserere, Abbi pietà di me Dio; 89: La condizione debole e fragile dell’uomo; 35: Malizia del peccatore e bontà di Dio; cantico di Mosè, da Esodo 15; 146: Inno di lode a Dio onnipotente. Infine il rito si chiude con il cantico di Zaccaria, noto come Benedictus.


Ma ci sono altri aspetti che rendono spettacolare e unico il rito. Come da tradizione è stato posto dinnanzi all’ altare la cosiddetta “saetta” cioè un candelabro di forma triangolare (una forte allusione alla Santa Trinità) su cui sono state accese quindici candele che via via alla fine di ogni brano sono state smorzate. Verso la fine dei canti sono state spente anche le sei candele dell’ altare e spegnendo anche le altre luci della chiesa è rimasta accesa solo la candela posta al centro della saetta che simboleggia Cristo, luce del mondo. Le varie candele che a mano a mano sono spente rappresentano gli Apostoli e coloro che hanno via via voltato le spalle e tradito Gesù lasciandolo solo al momento del sacrificio. Il cerimoniere ha poi posto la candela di fianco all’ altare, nascondendola lasciando così la chiesa al buio pesto. A questo punto i presenti hanno iniziato a battere sui banchi creando l’ effetto popolarmemte conosciuto come “terremoto” che rappresenta simbolicamente i rumori e gli effetti della natura in seguito alla morte del Signore. La visione della chiesa al buio, lo screpitio del “terremoto” ha così trasmesso un senso del sacro e del trascendente facendo rivivere atmosfere di altri tempi ma allo stesso tempo trasmettendo autentiche sensazioni di Fede. La riaccensione delle candele e delle luci ha fatto terminare la solenne celebrazione. 

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