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26/04/2012 - Vercelli Città - Pagine di Fede

VERCELLI - Domani Suor Rosalia Morello parte per Haiti - A 75 anni affronta una lunga missione a fianco dei diseredati della Terra - Glielo chiede Gesù

VERCELLI - Domani Suor Rosalia Morello parte per Haiti - A 75 anni affronta una lunga missione a fianco dei diseredati della Terra - Glielo chiede Gesù
Suor Rosalia Morello, da Vercelli ad Haiti, dove sorge il Foyer Saint Camille diretto da Padre Lovera

Lei, per non sbagliarsi, è sempre stata dalla parte dei lavoratori.



Che a quel tempo erano gli ultimi, perché allora la società industriale avanzata non conosceva ancora il dramma della disoccupazione, delle aziende che chiudono, delle espulsioni dal mercato del lavoro di persone cinquantenni, padri e madri di famiglia e che non sanno più che pesci pigliare.


Una volta era più facile sapere da che parte stare, senza tentennamenti: in caso di dubbio, sempre dalla parte dei lavoratori.


Così che a noi, novizi – sul finire degli Anni Settanta - della Commissione diocesana per i problemi del lavoro (ora ci pare che sia diretta da Don Eusebio Viretto) colpiva la mitezza, ma anche la fermezza di quella Suora che ti squadrava con gli occhi cerulei e indagatori.


Occhi che sorridevano senza mai deridere e dicevano di una letizia e di una serenità tutt’altro che ireniche nel prendere in esame i punti fermi di quella Dottrina sociale della Chiesa che lei, tra l’altro, mostrava di conoscere  a menadito: una cultura mai ostentata, ma ben digerita, fatta di letture non solo scorse, ma meditate con attenzione. E, lo si è sempre avvertito chiaramente, meditate nella preghiera.


Suor Rosalia Morello è sempre stata una religiosa che ha più lavorato che parlato, ma ha certamente ancor più pregato.


Inutile negarlo: un certo timore lo incuteva. Perché in sua presenza era subito chiaro che non era possibile improvvisare, recitare a soggetto. Bisognava essere preparati, soprattutto se uno si permetteva di parlare del posto che i cattolici devono tenere nella società.


Quel posto è con i più deboli, qualunque fisionomia assumano nel mutare delle contingenze storiche e dei cicli economici.


Il suo “farsi prossimo” non escludeva di dovere, talvolta “farsi parte”. 


E lei ha sempre dimostrato che questo essere “dalla parte” degli ultimi, ha voluto dire servirli stando con loro, diventando una di loro.


Tra loro lei ha sempre incontrato quel Gesù al quale ha donato la vita.


E che adesso le chiede, a 75 anni, di affrontare ancora una sfida.


Perché lei sa che ad Haiti c’è l’inferno. Non bisogna avere paura delle parole. Prima la guerra civile. Poi il non governo che ha fatto di un paradiso terrestre un posto desolato. Povertà e fame ai livelli più drammatici.


Poi il terremoto e infine le malattie endemiche.


Un posto che conosciamo attraverso la testimonianza di un altro santo dei nostri giorni, il Missionario camilliano Padre Gianfranco Lovera, originario di Verzuolo, in provincia di Cuneo, direttore del Foyer Saint Camille.


Uno che ne ha viste di tutti i colori e così sappiamo bene a cosa abbia deciso di andare incontro Suor Rosalia.


Padre Gianfranco, qualche anno fa, è stato anche rapito dai guerriglieri. Gente senza scrupoli anche perché sistematicamente fatta di droghe che eliminano i freni inibitori.  Con lui nelle mani dei rapitori due suore camilliane. Si è lavorato in tanti per raccogliere il necessario a pagare il riscatto, ma alla fine è andata ancora bene e sono stati rilasciati.


Poi il terremoto e il Foyer Sain Camille, diventa l’ultimo avamposto rimasto in grado di assicurare cure mediche, di strappare la gente dalla morte.


Suor Rosalia, con altre due Consorelle, andrà in questa Haiti.


Parte da Vercelli domani mattina, 27 aprile, alle 6. Dice che glielo chiede Dio e così lei obbedisce.


Lei che avrebbe potuto tranquillamente considerarsi a riposo, dopo il servizio svolto per anni alla Comunità dell’Aravecchia. Dopo essere stata Madre Generale delle Suore di S. Maria di Loreto e poi Vice Presidente Nazionale dell’Usmi, la Unione dei Superiori Maggiori d’Italia.


Insomma, una autorità nella Chiesa.


Ma se la Chiesa è il corpo mistico di Cristo, lei ha scelto di vivere fino in fondo l’esperienza della compagnia di Cristo prendendone su di sé la Croce, aprendo le braccia alla Croce per meglio contenere in quell’abbraccio tutti coloro che soffrono. Tutti quelli che può, che va a cercare dove soffrono di più.


Dove c’è più bisogno di qualcuno che resista alla prova, che scelga il sacrificio. Sempre con il sorriso sulle labbra. Il suo farsi prossimo, ancora una volta diventa stare non solo “dalla parte”, ma “con” gli ultimi, i diseredati, gli affamati, gli ammalati senza cure.


Di nuovo, cara Suor Rosalia, come ci mette in soggezione. Come ci fa sentire insufficienti, impreparati, nulla. Come ci fa sentire Chiesa di Laodicea. Né caldi né freddi. Preghi anche per noi, perché lo Spirito ci renda capaci di essere, almeno in modo un po’ decoroso, con un po’ di dignità, testimoni coerenti di quel Risorto di cui pure osiamo dire di essere amici.


 

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