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19/01/2014 - Vercelli Città - Cronaca

VERCELLI - Gli staccano luce, acqua e gas - Si arrangia con le stufette a gpl e per poco non muore asfissiato con la famiglia - Ma ora il Comune lo diffida a "depositare" i documenti di idoneità delle stufe nuove - GUARDA IL PDF

VERCELLI - Gli staccano luce, acqua e gas - Si arrangia con le stufette a gpl e per poco non muore asfissiato con la famiglia - Ma ora il Comune lo diffida a "depositare" i documenti di idoneità delle stufe nuove - GUARDA IL PDF

La burocrazia è insonne e quando una macchina si mette in moto, non c’è verso di fermarla.

Così, anche se oggi è domenica, si viene a sapere che ieri il robot che mette – quando gli pare – i documenti sull’Albo Pretorio on line del Comune ha lavorato.

E c’era di che, posto che doveva essere pubblicata la Diffida comminata  dall’Arch. Liliana Patriarca per intimare al Signor E.G. di esibire e – anzi – depositare in Comune i certificati di conformità del proprio impianto di riscaldamento.

Questa non sarebbe una (gran) notizia senonchè in questo caso pesano gli antefatti.

Che rileviamo tutti dal testo dell’Atto licenziato dal Dirigente (allegato in pdf).

Bisogna sapere che questo Signore con la propria famiglia abita in Vercelli, in località Case Sparse.

Affitta da persone che vivono in Lombardia.

Un giorno, a luglio scorso, Atena sospende la fornitura di energia elettrica (che nell’atto è sbrigativamente definito “stacca”).

E ad ottobre sospende anche quella di gas e acqua.

Si avvicina l’inverno e questa famiglia, che da luglio vive senza elettricità, non ha di che scaldarsi e per l’acqua si vede che va in qualche fontana a prenderne con i secchi.

Allora come fa? Si arrangia.

Prende delle stufe e dei fornelli portatili, alimentati “a combustibile liquido”, gpl e cerca di tirare avanti come può.

Ma queste apparecchiature li tradiscono, forse anche perché “i locali non sono adeguatamente ventilati” e così ci scappa l’incidente.

Nei locali ristagna del monossido di carbonio e così si sfiora la tragedia.

E’ l’8 gennaio scorso e sul posto corrono i Vigili del Fuoco. Che, dopo avere risolto l’amergenza, redigono un rapporto sulla situazione e lo consegnano per competenza anche al Comune.

Dove però, dal precedente mese di luglio, nessuno sa niente di questa famiglia che già non aveva l’energia elettrica.

Poi, da ottobre non hanno più nemmeno riscaldamento e mancano pure dell’acqua, sicchè il locale non ha più nemmeno il presupposto per avere l’abitabilità.

Ma da Atena, che pure è responsabile (oggettivamente) della situazione, ai Servizi sociali del Comune (verosimilmente) non viene inviata nessuna segnalazione.

Così accade che, mentre la azienda multi servizi del Comune mette una famiglia in condizione di non potersi lavare e fare da mangiare, tutto ciò è taciuto a quella branca dell’Ente proprietario (di Atena) che dovrebbe intervenire per soccorrere chi si trovi in questa situazione di estremo bisogno.

Ma nemmeno a gennaio si muove nulla.

Tanto  è vero che il successivo 11 gennaio l’incidente si ripete.

Questa volta i Vigili del Fuoco trovano nella povera casa, in camera da letto, una “stufa catalitica”.

Ed è logico. E’ vero che quest’inverno presenta un decorso tutto sommato mite, ma di notte fa freddo.

A questo punto in Comune prendono – come si dice – cappello e soprattutto carta e penna e redigono una bella diffida al capo famiglia.

Redatta rigorosamente in (bell’) italiano.

Riepilogando per filo e per segno i fatti nella parte narrativa.

Poi, la stoccata: il Signor E.G. dovrà depositare, entro e non oltre 10 giorni dalla data della installazione di nuove ed idonee apparecchiature per il riscaldamento, tutti i documenti che ne attestino la regolarità.

Dove prenderà i soldi per le stufe nuove una famiglia che non ha nemmeno quelli necessari per pagare il gas, questo è un mistero.

Forse dovranno provvedere i proprietari dell’immobile, ai quali tra le righe (della diffida) si fa sapere, se se ne fossero dimenticati, che le responsabilità ultime di ciò che accade in quell’immobile sono le loro.

Così magari avranno un valido motivo per intimare lo sfratto alla famiglia di E.G..

Va – di passaggio – notato che noi scriviamo le iniziali dell’interessato, ma questo documento ne riporta per filo e per segno tutte le generalità, quelle dei padroni di casa con nome, cognome e indirizzi (manca il numero di telefono, ma si vede che la fretta è stata cattiva consigliera) e poi l’Atto è pubblicato all’Albo Pretorio, per la privacy.

C’è da segnalare che, almeno, la Diffida è completa.

In calce riporta, infatti, la clausola di opponibilità.

Si avvisa il destinatario che – ove lo ritenesse – potrebbe, avverso quell’atto, presentare ricorso al Tar.

Da un lato, ciò è rincuorante, perché si sono in più occasioni visti Dirigenti del Comune, non ultimo quello allo Sport,  redigere Ordinanze senza ricordarsi di completarle con questa formula, che è obbligatoria, in difetto comportando la nullità dell’atto.

Ma questi sono dettagli, soprattutto per chi, come il Signor E.G. forse non sa nemmeno cosa sia il Tar.

Prima di continuare, è d’obbligo un chiarimento.

Per dissipare un (possibile) dubbio.

I Vigili del Fuoco sono intervenuti doverosamente e tempestivamente per salvare vite umane. Altrettanto doverosa è stata la segnalazione dei fatti al Comune.

Ma anche l’Arch. Patriarca, ha fatto esattamente ciò che era tenuta a fare.

Non avrebbe potuto che comportarsi così.

La Dirigente del Servizio Ambiente (appunto la Patriarca) non è la responsabile dei Servizi Sociali.

Il paradosso è però grave e pone delle domande cui qualcuno dovrà rispondere.

Noi abbiamo cercato nei giorni scorsi – la notizia del caso, della possibile intossicazione da monossido di carbonio è di dominio pubblico – di avere chiarimenti ai Servizi Sociali, ma erano tutti tremendamente occupati.

Speriamo che fossero occupati a pensare al modo di risolvere il problema del riscaldamento per questa famiglia.

Oppure di come trovare loro una sistemazione alternativa.

Perché sottovalutare l’effetto devastante dei sempre più numerosi casi come questo, vuol dire scherzare col fuoco.

E quando il Comune decide – mediante la propria Azienda – di sospendere forniture essenziali, deve anche domandarsi come fare il minuto dopo. E forse – meglio – il minuto prima.

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