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02/03/2013 - Vercelli Città - Cultura e Spettacoli

VERCELLI - Mimmo Càndito, storico corrispondente di guerra, ospite al Kiwanis Club per una lectio magistralis di giornalismo

VERCELLI - Mimmo Càndito, storico corrispondente di guerra, ospite al Kiwanis Club per una lectio magistralis di giornalismo
Mimmo Càndito




(glm) -Mimmo Càndito, uno delle firme più prestigiose del giornalismo italiano, inviato speciale e corrispondente di guerra per La Stampa, commentatore di politica internazionale, nonché marito del Sindaco di Crescentino Marinella Venegoni, è stato ospite ieri sera al Kiwanis Club di Vercelli per parlare del ruolo dell'informazione nella società odierna. Una vera e propria lectio magistralis di alta scuola di giornalismo.

“Presentare Mimmo Càndito – afferma Antonio Cataniapresidente del Kiwanis cittadino – è facile e arduo al medesimo tempo. L'ospite di stasera, per rendere testimonianza alla realtà, ha attraversato oltre 30 anni di guerra nei più diversi paesi come inviato di politica internazionale, Presidente italiano di “reporters sans frontières”.

Mimmo Càndito ha spiegato nel corso del suo intervento l'importanza della difesa dell'informazione certa, verificata, testimoniata e non quella virtuale dell'apparenza.

“Credere o non Credere? - esordisce il giornalista –Essere o non essere? Nella frase dell'Amleto di Shakespeare si condensa il dibattito sull'essenza dell'uomo. Nel nostro progetto di vita dobbiamo decidere se essere o non essere. Il tempo di oggi è quello della conoscenza. Siamo nell'era dell'informazione senza capire bene cosa questo significa. Il novanta per cento delle informazioni che l'opinione pubblica riceve passano per i mass media, soprattutto in televisione e su internet. Possiamo credere o non credere? Il giornalismo è un mestiere affascinante ma dannato. Ci accompagna giorno per giorno presentando due problemi di base: il condizionamento dei poteri che il giornalismo molesta e disturba e l'evoluzione vertiginosa delle tecnologie?”

“Il giornalismo di oggi – osserva Càndito – è sempre più di riporto. La realtà è fuori dalle finestre delle redazioni ma oggi, internet porta sempre più la realtà su una scrivania. Non dimentichiamoci mai che il giornalismo è un atto testimoniale della conoscenza della realtà. Il primo rapporto del giornalista avviene direttamente con la fonte. Se c'è un luogo dove questo concetto avviene in concreto è la zona di guerra. Il secondo rapporto è la verifica dell'informazione. Contrariamente non esiste giornalismo. In un territorio di guerra questo processo è drammaticamente difficile. Il giornalista, nella sua vera essenza, deve essere garante della società; ma spesso i condizionamenti fanno prendere una direzione diversa. Quindi: credere o non credere?”

Per rispondere al quesito il relatore focalizza l'attenzione sui meccanismi che determinano la produzione degli organi di stampa.

“Il novanta per cento della nostra conoscenza –sottolinea Càndito – deriva dagli organi di stampa. Viviamo affogati in un mare di informazioni. Il primo giornalista di guerra fu un inglese William Russel del Times, che fu mandato dal governo, nel 1854, in Crimea. Fu inviato per raccontare il sacrificio dei soldati al fronte. Il potere politico si rivolgeva alla stampa per ottenere un risultato funzionale agli interessi della Corona. Una comunicazione per costruire consenso. Non dimentichiamo che il compito del giornalismo è di difendere l'autenticità della realtà senza dipendere dalla funzionalità del potere. L'opinione pubblica, ben informata, è la corte suprema della società. Un progetto ambizioso e velleitario. In Vietnam per la prima volta i giornalisti si possono muovere senza limitazione. Qui i giornalisti riescono a fare il proprio lavoro. Infatti l'opinione pubblica non dà più il consenso a questa guerra. Il racconto fedele della realtà è così forte da far decidere agli americani di non credere più in quel conflitto bellico. Attenzione però perchè la realtà che comunica il giornalista è quella costruita da lui stesso”.

Mimmo Càndito racconta qualche retroscena della sua esperienza giornalistica nella Guerra del Golfo per meglio spiegare il suo pensiero.

“Agli inizi degli anni Novanta – racconta il relatore– quando il generale Norman Schwarzkopfsi presenta al presidente Bush Senior questi gli dice che non avrebbero più dovuto combattere con un braccio legato dietro alla schiena. Il Generale ne prende atto e contatta le due più importanti agenzie pubblicitarie per affidare loro la comunicazione in territorio di guerra. Nei fatti noi corrispondenti eravamo strettamente controllati. Si chiama censura in positivo: non ti dico ciò che non puoi fare ma cosa puoi raccontare illudendoti di darti tutte le informazioni di cui hai bisogno. Ogni giorno nel Golfo c'erano parecchie occasioni per vedere e visitare quello che il comando voleva far vedere. Quando io con altri giornalisti e una troupe televisiva australiano abbiamo deciso di andare a vedere di persona una zona in cui c'erano combattimenti, lo abbiamo fatto senza avvisare nessuno, con i nostri mezzi e raccontando e filmando quello che avevamo visto. Il risultato fu che la televisione australiana fu espulsa dal territorio. Noi, anche se avevamo scritto no. Perché? Semplice. Le immagini valevano più di mille parole”.

“La forma di produzione – riflette Càndito –influenza il lavoro. La valorizzazione e monetizzazione della comunicazione è indifferente alla qualità dell'informazione. La conoscenza comporta tempo, fatica analisi, inestigazione. Ma oggi non c'è tempo. Credere o non credere? Essere o non essere?”

“La verità – conclude il relatore – non è mai nell'apparenza ma impone lavoro, ricerca, tempo, specie in guerra, e la guerra ha bisogno di consenso, e il consenso spesso si costruisce, egli ci avverte, con il realismo lucido e spietato di chi ben conosce i meccanismi della politica”

Mimmo Càndito è nato a Reggio Calabria, è stato presente su tutte le scene dei conflitti internazionali dal Medio Oriente all'Asia, al Sud america, al Kosowo fino alle vicende più recenti della Primavera Araba. Ha vinto numerosi premi giornalistici importanti tra cui il “Max David” e il“Luigi barzini” al miglior inviato. Insegna “Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico” all'Università di Torino e ha insegnato “teoria e tecniche dell'intervista e del reportage” all'Università di Genova. Collabora con la Rai, presso cui conduce programmi di politica internazionale e collabora con diverse riviste culturali e politiche è direttore de “L'indice del mese” la più autorevole rivista italiana di recensioni librarie. Autore di numerosi libri tra cui “I reporter di guerra. Storia di un mestiere difficile da Hemingway a Internet; “Apocalisse Saddam, la vera storia della guerra di Bush”; “Il braccio legato dietro alla schiena. Storie di giornalisti in guerra”.

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