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21/01/2014 - Vercelli - Economia

VERCELLI - Tremila ore di lavoro perse per i ritardi di ieri sulla tratta ferroviaria tra Torino e Milano - Danni per decine di migliaia di euro: il Capotreno doveva compilare dei moduli - Semafori rossi invece che verdi

VERCELLI - Tremila ore di lavoro perse per i ritardi di ieri sulla tratta ferroviaria tra Torino e Milano - Danni per decine di migliaia di euro: il Capotreno doveva compilare dei moduli - Semafori rossi invece che verdi
La Stazione ferroviaria di Vercelli -

Ha destato il comprensibile interesse dei pendolari sulla linea ferroviaria tra Torino e Milano l’articolo che abbiamo preparato ieri per raccontare l’odissea vissuta dai viaggiatori che prendono il treno in orario compreso tra le 6 e le 9 di mattina.

Guarda anche: http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?titolo=PIEMONTE_-_&id=53937&id_localita=34 .

Ritardi, come si ricorderà, anche di 128 minuti.

A certe cose si fa l’abitudine – e non sempre è giusto – ma talvolta la tolleranza rischia di accrescere la dimensione dei problemi, invece che di costituire le premesse per una loro soluzione.

Fra poche righe il Lettore potrà vedere quale sia stata la surreale ragione di questi incredibili ritardi.

Ma, per un momento, esaminiamo gli effetti del disservizio, osservati come se, invece, si trattasse effettivamente di una imprevedibile causa d forza maggiore, cioè di una motivazione seria e plausibile.

Motivazione seria e plausibile (quale non è stata) che avrebbe comunque determinato un danno grave.

Se valutato alla luce del solo parametro economico, comunque consistente in diverse decine di migliaia di euro.

Quanto costa, infatti, il ritardo di un convoglio che trasporta lavoratori e studenti pendolari?

Il conto – così spesso richiamato dalle Associazioni dei viaggiatori  - è salatissimo.

E non può trascurare di considerare le ore di lavoro perse.

Per determinarne l’entità (approssimata, e di molto, per difetto) si può considerare il ritardo complessivo accumulato dai quattro convogli che hanno superato i 30 minuti di sforamento rispetto alle previsioni.

Due di essi hanno, appunto, fatto registrare scostamenti dall’orario previsto in tabellone di circa mezz’ora, un altro di 77 minuti ed il caso più eclatante si riferisce al treno che ha accumulato 128 minuti di riardo.

Fanno in tutto 4 ore e mezza di lavoro perse.

Danno patito da quante persone?

Anche in questo caso, il calcolo (sempre per difetto) confrontato con le stime dei pendolari organizzati parla di circa 700 persone per ogni convoglio.

Sono quindi 3.150 ore (una media di 700 persone, per complessive 4 ore e mezza).

Ma se vogliamo dire anche solo 3 mila va bene lo stesso.

Anzi, non va bene.

Quanto vale e comunque quanto costa un’ora di lavoro sono in tanti a saperlo.

In termini di costo diretto, da “libro”.

Poi ovviamente ci sono i costi indiretti: le cose che in quelle ore perse non si sono potute fare per – come si dice – contribuire alla costituzione del prodotto interno lordo o per studiare.

Chi paga?

Soprattutto: chi è responsabile della gestione dei trasporti, a tutti i livelli, si rende conto del danno sociale rappresentato da un treno che tarda di un’ora, soprattutto in certe fasce orarie?

Se poi, come in questo caso, il danno è causato – come sembra, dopo una verifica che abbiamo cercato di approfondire – dalla necessità di compilare dei fogli, allora le cose stanno anche peggio.

Perché i fatti si possono riassumere in questo modo.

A bordo di ogni treno ci sono sistemi che danno il segnale ai semafori posti lungo la linea, in modo che le luci verdi e rosse si possano alternare in modo appropriato.

E’ prima di tutto una necessità legata alla sicurezza ed in secondo luogo anche al conseguente flusso del traffico.

Questi sistemi ieri sarebbero andati in avaria.

Sicchè il Personale di bordo, giungendo in un punto in cui la luce era rossa, mentre sussistevano le condizioni perché fosse verde, prima di passare oltre doveva compilare una modulistica di servizio idonea a rendere conto della situazione e quindi documentare perché si fosse “passati con il rosso”.

Questo lavoro, ripetuto per più volte, è stato decisivo per l’accumularsi dei ritardi.

Ma, come abbiamo visto, la procedura risponde prima di tutto a ragioni di sicurezza.

Infatti ciò che conta è che la luce verde si accenda quando la via e libera e quella rossa quando invece ci sono transiti.

Questa volta il disguido si è sviluppato seguendo una direzione precisa: semaforo rosso, anche se la via era libera.

E se fosse successo il contrario?

 

 

 

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