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11/04/2021 - Vercelli Città - Pagine di Fede

VERCELLI RICORDA I NOSTRI CARI CHE IL COVID HA PORTATO VIA - S.Messa al Belvedere dedicata soprattutto agli Ospiti della Casa di Riposo di Piazza Mazzini - IL VIDEO

VERCELLI RICORDA I NOSTRI CARI CHE IL COVID HA PORTATO VIA - S.Messa al Belvedere dedicata soprattutto agli Ospiti della Casa di Riposo di Piazza Mazzini - IL VIDEO

( guido gabotto ) - Un pensiero particolare, nella S.Messa dedicata al suffragio di chi non c’è più, alla Parrocchia del Sacro Cuore al Belvedere di Vercelli.

Meglio, forse, dire, in tutta l’Unità pastorale Vercelli Nord, che comprende anche l’Isola e Caresanablot.

Proprio in quella seconda domenica di Pasqua, che la Liturgia affida al nostro cuore presentando la figura dell’Apostolo Tommaso.

Di lui ci rimane – quasi fosse uno stereotipo – un’etichetta che gli si appiccica addosso, l’idea di un materialista ante litteram

Se non vedo, non tocco, non credo.

Insomma, galileiano.

C’è, esiste, solo quanto entra nel perimetro dei nostri sensi.

***

Non lo stiamo forse a sentire (almeno, non sempre) con la stessa attenzione, quando si consegna al Mistero con la stessa remissione, completa, umile, senza riserve, che … “tocchiamo con mano”, appunto, in altri passi della Scrittura.

Come nel Salmo 8, quando è il Salmista ad esclamare: quanto è grande (Signore) il tuo nome su tutta la Terra.

Oppure in Esodo 3, quando Mosè fa l’esperienza stupefacente di quel roveto che arde senza consumarsi e si domanda la ragione di questo grande prodigio; ma poi smette di farsi tante domande ed entra in dialogo e persino in modo "razionale" con il Mistero.

Ed oggi Tommaso dice, anche per noi, esclama quella incomparabile testimonianza di fede: “Mio Signore e mio Dio”.

Non è cambiato nulla.

Sì, ha toccato le ferite di Gesù, ma non c’è un briciolo di spiegazione logica di tutto questo.

Il mistero del Risorto è sempre lì, nuovo e sigillato, per tutti noi, come quel Roveto che arde senza consumarsi.

Come quell’uomo di cui narra il Salmo 8: l’Autore Sacro si domanda, senza, infine comprendere, la ragione per cui il Creatore tenga tanto alla propria creatura: Cos’è l’uomo perché te ne dia pensiero e il figlio d’uomo perché te ne curi?

Eppure l’hai fatto poco meno di un angelo, di gloria e d’onore l’hai coronato -.

Ma perché?

Lo stupore resta e si rimette e consegna al Mistero: quanto è grande il tuo nome su tutta la Terra.

***

Ecco, sono tre modi di consegnarsi a Dio.

Idealmente, Don Augusto Scavarda, Parroco del Sacro Cuore al Belvedere, li mette agli antipodi di quel “conservare” Dio per noi, eventualmente potesse fare comodo.

Cioè: va bene, Dio c’è, potremmo averne bisogno.

Come – illustra il sapiente sacerdote – se fosse un paracadute, che si tiene a portata di mano, sperando non serva.

Si compra l’ombrello e si spera che non piova.

Così il Cristianesimo senza Croce, che non fa i conti con il mistero, non si apre al mistero, non conosce lo stupore.

Anche per questo, qualche tempo fa la Chiesa ha consacrato questa domenica alla Divina Misericordia: perchè la Misericordia è l'altro nome della Carità e senza Misericordia non possiamo consegnarci al mistero dell'Amore.

L’omelia di Don Augusto è integrale nel nostro video.

***

Vi si parla anche dei nostri cari che non sono più con noi perché ce li ha portati via il Coronavirus.

In particolare, oltre a coloro che appartenevano alle tre Parrocchie, quelli che erano ricoverati alla Casa di Riposo di Vercelli, in Piazza Mazzini.

Lutti che hanno chiamato alla partecipazione tutta la città.

La S.Messa di questa sera al Belvedere ha rappresentato, perciò, un momento particolarmente toccante per tutta la comunità vercellese.

Un grazie al Parroco ed a tutta la Comunità salesiana, rappresentata anche dalle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice.

E, naturalmente, un ringraziamento anche ai “musici e cantori” che hanno accompagnato la Liturgia con grande talento: all’ organo Flavio Ardissone; trombe, Roberto Foglia e Alessandro Pisa; voce solista Gian Luca Pisa.

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