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24/10/2013 - Vercelli - Economia

VERCELLI - Oggi riunione di tutte e 3 le Atena - E’ ufficiale - Il forno di Via Asigliano brucia più soldi che rifiuti - Tutti fanno mea culpa, ovviamente nessuno paga - Profetico Lillo Bongiovanni - Andrea Corsaro in partenza per Oleggio

VERCELLI  - Oggi riunione di tutte e 3 le Atena - E’ ufficiale - Il forno di Via Asigliano brucia più soldi che rifiuti - Tutti fanno mea culpa, ovviamente nessuno paga - Profetico Lillo Bongiovanni - Andrea Corsaro in partenza per Oleggio
Andrea Corsaro e Lillo Bongionvanni

Piano… piano.

Non è il caso di gasarsi.

Esageruma nen, avrebbe consigliato Sergio Chiamparino.

Anche se è difficile, per Lillo Bongiovanni non essere contento in questo meriggio.

Bongiovanni che alcuni osservatori riferivano fosse, nella tarda mattinata di oggi, in preda ad una euforia difficilmente contenibile, né dissimulabile.

Cummannari – del resto, insegnavano i saggi della Magna Grecia abitanti però nella moderna Trinacria – è megghiu assai ca futtere.

Opinioni.

Ma cosa è capitato di così eccitante, in questa uggiosa mattina autunnale?

E’ capitato che oggi, con inizio alle ore 10,30, si è riunito il Consiglio di Amministrazione di Atena spa.

Proprio lei.

Da tempo non ne parlavamo più  non perché ce ne fossimo “fatti una ragione”, ma perché in fondo le cose erano poi andate, a proposito di forno di incenerimento, come avevano voluto Andrea Corsaro e Francesco Zanotti.

Il forno doveva essere riacceso.

Con buona pace di tutti coloro che – a buon senso – sostenevano il contrario.

Ecco una breve antologia di articoli sull’argomento.

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=46734

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=47188

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=46997

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=44630

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=43043

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=39944

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=39990

Invece oggi si sono dovute calare le carte sul tavolo del Consiglio di Amministrazione della multiutility, perché il piatto piange e la relazione sull’ andamento di Gia srl (la terza Atena, costituita per la gestione del forno) è chiara.

Il termovalorizzatore di Via Asigliano non conviene a nessuno.

Ne hanno preso contezza tutti.

Erano tutti presenti. Il CdA di Atena, con la sola assenza di Eros Morandi.

Il CdA di Atena Patrimonio, quella presieduta dal Commercialista Luigi Tarricone.

Insomma, il plenum.

Tutti lì a dare ragione a Lillo Bongiovanni.

L’unico (lì dentro, perchè fuori è sempre stato in buona compagnia) ad avere votato, qualche mese fa, contro la riapertura del forno di incenerimento.

L’unico che avesse capito che non si sarebbe potuta reggere una cosa del genere.

Ma andiamo con ordine.

A parte Dario Roasio e ormai qualche altro migliaio di persone seriamente preoccupate per gli aspetti ambientali (a questi chiediamo ancora qualche ora di tempo) la schiera degli scettici nei confronti della riaccensione dell’impianto si è via via infoltita anche di molti perplessi sulla economicità della iniziativa.

Insomma: ma siamo sicuri che rimettere in funzione questa baracca macilenta possa davvero servire a qualcosa di produttivo, a prescindere da come uno la pensi per i profili ecologici?

E qui la nomenclatura era tutta un caleidoscopio di smorfie, una tavolozza di virtuosismi maxillo facciali dalla eloquente simbologia.

Il risolino: ma tu non sai che il forno si deve tenere anche per altri motivi...

La maschera del dolore già in uso nel teatro greco: salviamo i posti di lavoro!

Il ghigno: ma se intanto non contate una fava!

Fino allo sguardo torvo: vedrai che a fare il furbo non ti conviene…

Ebbene, oggi con candore stupefacente i maggiorenti sono venuti in riunione plenaria di tutte le Atene a dire che l’esperimento forno è stato economicamente parlando, un ben magro affare.

Alcuni numeri.

La società Gia srl, il gestore del forno (presieduta da Eduard Kotlar) è stata costituita con un capitale sociale di 200 mila euro.

E va bene.

Poi c’è stato bisogno di rinsanguare con altri 600 mila euro.

E va bene.

Poi ha affidamenti bancari per circa 1 milione di euro.

E va bene.

Tutti questi soldi,  pare proprio che  in sei mesi di “funzionamento” del forno di Via Asigliano siano finiti. E sono circa 1,8 milioni di euro.

E qui, secondo alcuni, va un po’ meno bene.

Tanto che si parla con insistenza di ricapitalizzare la società, cosa cui dovranno provvedere il Comune di Vercelli e Iren.

Ma per conoscere le somme giuste bisognerà attendere ancora qualche settimana.

Come è andata?

Come è andata che prima il Consiglio di Amministrazione di Atena e poi l’intero Consiglio comnale di Vercelli abbiano votato a maggioranza per intraprendere un affare così a rischio già in embrione e per molti destinato alla premorienza già in culla?

E’ andata così.

La decisione è stata presa sulla scorta della famosa “relazione” tecnica preparata non si sa bene da quali tecnici (poiché non era firmata) e che è già stata negli articoli linkati prima ampiamente riassunta.

Si diceva, in quella relazione, che verificandosi tre presupposti, il forno sarebbe stato una piccola miniera d’oro.

Peccato che nessuno dei tre presupposti si sia verificato.

Il primo. Anzitutto, l’impianto sarebbe dovuto ripartire con 3 linee di incenerimento il 1 gennaio 2013.

Sappiamo che invece lo stabilimento è stato chiuso per otto mesi.

Ma soprattutto che le linee attive sono due e che hanno avuto bisogno di investimenti per un controvalore di 1 – 1,5 milioni di euro. Un milione o un milione e mezzo? Anche questo dato dovrà prima o poi essere con chiarezza esposto, soprattutto se fosse – per come ne riferiamo – ancora sottostimato.

Prima è la Provincia che chiede – cosa mai chiesta a Veolia – la sostituzione di un elettrofiltro.

Poi si guastano le caldaie.

Poi si scopre che le famose indagini tecniche volte ad asseverare l’effettivo stato di manutenzione assicurato da Veolia è stato condotto “a vista”.

Cioè?

Cioè si sono tratte conclusioni solo guardando gli impianti e non certo mettendoli in funzione “in bianco” (test con la macchina in attività).

Anche perché non si poteva, in quanto la stessa Atena aveva piombato i contatori, sospeso le forniture di energia elettrica e gas.

Allora le sorprese sono venute fuori dopo.

Alcuni esempi?

I refrattari posti al di sotto delle caldaie non erano stati esaminati in profondità come si sarebbe dovuto.

I condotti, poi, pieni di falle. Le tubazioni sono infatti coibentati per due motivi: di risparmio energetico e di sicurezza. Ma queste coibentazioni usurate nascondevano anche rotture lungo le linee, superfici consumate.

Il fatto poi che ci sia stato un fermo impianto di 8 mesi ha determinato un danno proporzionato alla durate del fermo stesso.

La terza linea: non c’è proprio. E questo è il secondo presupposto mancato.

E metterla in funzione vorrebbe dire – a stima – investire un altro milione di euro.

Il tutto con un periodo di ammortamento limitato al 2015, perché di rinnovare la licenza, a questo punto, non se ne parla proprio.

Insomma quello che con linguaggio pudibondo è stato chiamato “il mantenimento dell’asset”, cioè tenere in vita il forno non si sa perché, forse per gettarlo sul tavolo di qualche trattativa di quadrante, ma non si sa da parte di chi, è costato questa bella cifra.

Il terzo presupposto che non si è verificato riguarda invece il mercato.

Perché, se sono state sballate e sostanzialmente per i motivi sin qui riassunti, le previsioni sullo stato manutentivo della “macchina”, le previzioni economiche non hanno semplicemente tenuto conto di un soggetto che ha un caratterino tutto suo: il mercato.

In pratica, si sono fatti i conti senza l’oste.

Perché la previsione di equilibrio del conto economico dell’attività di incenerimento si è fatta pensando di ricavare circa 106 – 113 euro per ogni tonnellata di rifiuto conferito.

Senonchè il mercato dice che al massimo ora gli Enti ne pagano 97 – 100.

E quindi pensare di pareggiare i conti, anche in futuro, diventa difficile.

Oggi, comunque, tutti hanno dato ragione a Lillo Bongiovanni, il Consigliere di Amministrazione di Atena che queste cose le aveva già dette all’inizio dell’anno, giudicando la relazione (si ripete, non firmata da nessuno).

Chi andrà ora a raccontarlo ad Andrea Corsaro? Chi avrà l’ardire di prenotargli un biglietto per Oleggio, ridente ed operoso borgo non distante da Novara, dove potrà occupare il posto lasciato ormai definitivamente libero da Bongiovanni, a fianco di Davide Gilardino?

Soprattutto: chi andrà a raccontarlo ai Consiglieri comunali che hanno votato – usi ad obbedir magari mugugnando, ma comunque tacendo, sempre tacendo, sempre alzando la benedetta mano – assumendosi tutte le responsabilità?

 

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