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13/05/2018 - Vercelli Città - Società e Costume

VERCELLI, L'ECCIDIO DELL'OPN RICORDATO OGGI - Davanti al cippo che commemora la strage di 40 Repubblichini - Ma l'intera comunità è chiamata ad elaborare anche questo lutto collettivo, facendo memoria della propria storia

VERCELLI, L'ECCIDIO DELL'OPN RICORDATO OGGI - Davanti al cippo che commemora la strage di 40 Repubblichini - Ma l'intera comunità è chiamata ad elaborare anche questo lutto collettivo, facendo memoria della propria storia
Il cippo davanti all'ex Opn che commemora la strage del 12 e 13 maggio 1945

Io non credo che possa finire. Ora che ho visto cos’è guerra e guerra civile, credo che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: - e dei caduti, che facciamo? Perché sono morti?

Io non saprei cosa rispondere, non adesso almeno. Né credo che altri lo sappia.

Forse lo sanno unicamente i morti e solo per loro la guerra è finita davvero”.

***

Tornano alla mente in questi due giorni – 12 e 13 maggio – le parole indimenticabili che concludono “La casa in collina”, il romanzo di Cesare Pavese che – secondo Giulio Einaudi – più di altri riflette autenticamente la personalità ed il travaglio interiore dell’incomparabile Autore di Santo Stefano Belbo.

Oggi alcuni passanti si sono meravigliati nel vedere, di fronte all’ex Ospedale Psichiatrico di Vercelli, in Via Trino, un consistente spiegamento di Forze dell’Ordine, incaricato di prevenire rischi per la commemorazione voluta da CasaPound di quella efferata strage.

 

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La colonna della quale facevano parte quaranta giovani tra i 17 ed i 45 anni provenienti dalla Repubblica di Salò, fu intercettata dai Partigiani, a Liberazione avvenuta, pochi giorni prima, in quel 1945 di speranza.

Dapprima portati allo Stadio di Novara, da qui furono prelevati per essere riuniti all’Ex Opn.

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Un massacro inutile, crudele, compiaciuto dello scempio di corpi straziati, comandato da Silvio Ortona e Giuseppe Moranino.

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Vercelli non ha mai del tutto metabolizzato quella vicenda, nella necessaria elaborazione collettiva di un lutto che racconta il lato oscuro di una guerra civile consegnata al giudizio della Storia e tuttavia unita, come sempre, dal comune denominatore di un colore: il sangue ha lo stesso colore per tutti.

Per chi ha avuto ragione e per chi non l’ha avuta.

***

Anche per questo, se è permesso un sommesso parere, sarebbe forse utile che la commemorazione di quei fatti fosse assunta dalla comunità civile nel suo complesso, non lasciata al protagonismo di forze marginali.

Sarebbe anche un modo – qui a Vercelli – per riconoscere il grande lavoro di studio e ricerca serissima, soprattutto dal punto di vista storiografico, di un grande amico e sapiente uomo politico, Beppe Crosio.

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Scomparso quattro anni fa, le parole del congedo sul letto di morte furono per un incoraggiamento a non disperedere il patrimonio di studi sedimentato negli anni, perché la comunità cresce anche in quanto fa memoria della propria storia.

Senza tabù, né zone d’ombra, né porte chiuse che non si possono, per qualche inconfessabile ragione, aprire mai.

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