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18/12/2020 - Vercelli - Economia

VERCELLI, MA DAVVERO VOGLIAMO UN TERZIARIO CHE ABBIA POSTO SOLO PER IPERGARANTITI, MC DONALD'S, CATENE COMMERCIALI, AMAZON? - Dall'emergenza Covid, il rischio di un nuovo ed indesiderabile modello di società -

VERCELLI, MA DAVVERO VOGLIAMO UN TERZIARIO CHE ABBIA POSTO SOLO PER IPERGARANTITI, MC DONALD'S, CATENE COMMERCIALI, AMAZON? - Dall'emergenza Covid, il rischio di un nuovo ed indesiderabile modello di società -
La manifestazione di oggi davanti alla Prefettura di Vercelli - 18 dicembre 2020

Non sono abituati a fare casino.

Sono abituati a lavorare anche fino a sera tardi, notte fonda, sabati, domeniche, festivi e prefestivi compresi.

E anche oggi, quando si capisce che siano molto provati, in pensiero o – più di uno – seriamente preoccupati per la propria attività, l’Azienda cui hanno dedicato una vita e prima di loro l’hanno dedicata, in non rari casi, i loro genitori, in fondo di casino ne fanno ben poco.

Sono abituati a lavorare, a servire, ma non ci stanno ad essere trattati come servi della gleba, da un potere drammaticamente frivolo e gioiosamente arcigno, che guarda alle Partite Iva con malcelata degnazione.

Loro non ci stanno anche perché non vi è nulla di servile nel servire.

Questo lo possono pensare quelli che non hanno mai lavorato.

Sono qui in strada, davanti al Palazzo del Governo, in Via San Cristoforo a Vercelli, per dimostrare, pacificamente ed in modo ordinato, qualcosa di più di un disagio.

Per dire che il futuro di 60 mila Imprese e di 300 mila lavoratori in Italia è assolutamente a rischio.

Saranno poi ricevuti dal Prefetto.

Poi tutto tornerà come prima.

La manifestazione è organizzata dagli Esercenti di Ascom, ma idealmente li riunisce tutti e, infatti, sono qui anche i rappresentanti delle altre sigle sindacali di categoria.

***

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.

Si può anche parafrasare: mentre a Roma si pensa ai monopattini, alla lotteria degli scontrini, ci si balocca interrogandosi sul da farsi, che pare si sfogli una surreale margherita in “m’ ama, non m’ama” con i giorni di chiusura, totale, parziale, mista, dal giorno tale al tal altro…anzi no, da quello prima a quello dopo.

Mentre a Roma si concedono “ristori” che sono una frazione di quelli pensati da altri Governi europei per quelle categorie economiche costrette a non lavorare, a restare con le serrande abbassate (e può anche essere necessario, per evitare che la gente vada in giro, per disincentivare la circolazione delle persone) in giro per l’Italia tante Imprese sono con l’acqua alla gola.

Dove non ha colpito il virus, colpisce la depressione economica ormai non solo alle porte, ma con un piede oltre l’uscio di casa: unica ospite rimasta per tanti Ristoranti, Pizzerie, Catering.

Oggi non è un bel momento, da nessun punto di vista: economico, sociale, umano.

Non è un bel momento per l’economia locale: Vercelli ha una tradizione non recente, non improvvisata nella ristorazione, che ha sempre avuto punte di eccellenza, ma che – anche quando è più “ordinaria” – è sempre un esempio quanto a pulizia dei locali, igiene, attenzione puntigliosa alla qualità delle materie prime.

Ha sempre avuto un ruolo anche sociale, perché sempre ha garantito un servizio alla portata di tutti, con un ventaglio di offerte plurale e davvero “interclassista”, nel senso più ampio della parola: memorabile (solo uno dei tanti esempi), per tanti studenti di anni e anni fa, l’indimenticato ristorante “Pesce d’Oro” che, in Corso Salamano, era la soluzione, economica e di buona qualità, per molti, provenienti dai paesi, che avevano il “rientro” pomeridiano alle Superiori.

Non meno pervasivo il disagio che si prova dal punto di vista umano: oggi, qui in strada, insieme a molti giovani che hanno creduto di investire il proprio futuro in questo settore, anche i meno giovani, amici di una vita, di cui si conosce personalmente e direttamente l’attaccamento al lavoro, la dedizione al servizio, la qualità dell’accoglienza.

Tutto questo non può essere giocato alla lotteria dei ristori, quasi se ne volesse ignorare il patrimonio di valori e di esempi – come si dice oggi – “virtuosi” che porta con sé.

Quasi si volesse lasciare campo libero ad un liberismo al contrario, dove una paradossale legge di Gresham portasse all’espulsione della moneta buona, lasciando in circolazione la cattiva.

Questa è una responsabilità di tutti, che deve rendere tutti consapevoli, individuando dove stia davvero l’interesse pubblico; dove stia davvero l’interesse generale.

Dove, infine stia la direzione di marcia se non si vuole che l’epidemia di Coronavirus trascini con sé trasformazioni sociali epocali, che forse sono negli auspici di qualche infelice, che ignora il rischio di una società duale perché disuguale.

In tempi lontani il Censis di Giuseppe De Rita stupiva, accendendo i riflettori sulla società italiana che la innovativa ricerca sociale raccontava, raffigurandola in queste due icone: da una parte il modello "borbonico" e dall'altra quello "levantino".

Si riferiva all'ambito di una Pubblica Amministrazione ancora arretrata e ad un settore dei Servizi, specie commerciali, che pareva ancora modellato secondo categorie antiche.

Non è fuori luogo, nè inattuale, domandarsi come, oggi, il Censis potrebbe fotografare il dittico sociale post Coronavirus.

Che potrebbe presentare un mondo dove esistessero solo ipergarantiti da una parte e Mc Donald’s, Amazon, Ristoranti Cinesi (sia detto con tutto il sincero e doveroso rispetto per tutti) dall’altra. 

Una deriva possibile, sicuramente un modello di società che può essere nella testa di qualcuno.

Una prospettiva per cui vale la pena di impegnarsi: a scongiurarla.

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