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04/07/2015 - Vercelli Città - Pagine di Fede

VERCELLI, SR. ROSALIA MORELLO TORNA DA HAITI - Qualche settimana tra noi, dopo 3 anni a servizio degli ultimi del Mondo - Ad accoglierla il Sindaco e presto un incontro in Comune

VERCELLI, SR. ROSALIA MORELLO TORNA DA HAITI - Qualche settimana tra noi, dopo 3 anni a servizio degli ultimi del Mondo - Ad accoglierla il Sindaco e presto un incontro in Comune
Sr. Rosalia Morello e Maura Forte ieri, venerdì 3 luglio 2015 a Vercelli in Casa Madre delle Suore Figlie di S.Maria di Loreto

E’ arrivata ieri pomeriggio, (venerdì 3 luglio, ndr)  dopo un viaggio di due giorni che l’ha riportata a Vercelli dagli “estremi confini della Terra”.

Perché a certe espressioni lei ci crede.

Sicchè alla bella età di 75 anni, quando tanti si ritirano, lei invece, sentendosi forse di poter dare ancora qualcosa, ha pensato bene di andare in missione.

Appunto agli “estremi confini della Terra”.

 

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=33982

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=46958

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=54699

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=59028

 

Era il 27 aprile del 2012.

Perché proprio Haiti?

E chi lo sa?!

E chi glielo ha fatto fare?

Questo invece lo sa, senza incertezze: è Dio che lo vuole.

E se lo vuole Lui, figuriamoci. Allora perché meravigliarsi della destinazione!? Avrà pensato che ad Haiti ci fosse più bisogno che altrove.

E certamente, quando si pensa alla povertà, alla miseria, ad una terra devastata prima dai Governi e poi anche – per non farsi mancare nulla – dalle calamità naturali, dalle epidemie, dal collasso di un territorio depredato persino degli alberi capaci di assicurare un minimo di tenuta idrogeologica… Ebbene, quando si parla di tutto questo e si vuole andare a sperimentare di persona e non per sentito dire, allora Haiti è proprio il posto giusto.

Perché peggio di così si muore.

E, in verità, si muore comunque, proprio ad Haiti.

Di malattie, di violenze inumane, di fame.

Perché, Signore, permetti tutto questo?

Nessuna risposta.

***

Per qualcuno.

Per altri la risposta arriva “da dentro”, certo anche perché ci avrà lavorato in qualche modo lo Spirito Santo, ma forse anche perché ci arriva un’intelligenza non solo libera, ma anche “liberata” dalle incrostazioni della mondanità, che sono sempre appiccicaticce come le cose stupide.

Sicchè nella sua logica così cartesiana, in qualche modo dichiarata da quegli occhi cerulei e così limpidi, luminosi di un acume sapiente eppure sempre un po’ indagatore,  la risposta arriva accettando – da un lato -  l’idea di un mysterium iniquitatis sempre lì per dirci della nostra finitudine, miseranda e grande ad un tempo e – dall’altro – per suggerirci l’idea che non sia tanto “Lui” a permettere o non permettere che certe cose accadano, ma noi.

E siccome siamo “noi”, la nostra natura, di uomini e donne sempre vittime (almeno, potenziali) della tentazione per un rapporto predatorio con l’altro, con il creato, ecco che per lei, per questa Suora “di Loreto”, diventa normale manifestare e testimoniare, con la propria vita, una “diversità” possibile.

Si può essere uomini e donne in modo diverso. Si può pensare che – siccome noi siamo Suoi – tanto vale che accettiamo l’idea di essere fratelli di coloro che soffrono. Ma non basta l’idea, la fraternità non è un fatto buono per la speculazione intellettuale, limitato alla dimensione filantropica: bisogna essere “con” i fratelli che soffrono.

Quasi un rapporto di uno a uno.

Una prossimità non “tele” rappresentata.

Ma invece vissuta gomito a gomito.

***

Anche quando magari il gomito di quel ragazzo, di quella ragazza haitiani non c’è più perché è stato amputato da un colpo di machete inferto da qualcuno strafatto di droga (perché quella si trova sempre) mal tagliata che voleva prenderti. Prenderti tout court o, se va bene, prenderti magari un mango che sarebbe stato il tuo pranzo.

Vissuta anche andando casa per casa, sempre che la parola “casa” sia bene intesa: una baracca con il tetto di latta, che lascia passare l’acqua.

Ma la Canonica, la Casa parrocchiale dove vivono il Parroco e le Suore che sono il suo “staff” anche se hanno 75 anni e oltre, è meglio?

In parte: perché almeno un fornello c’è per cuocere i cibi. Ma il tetto è di latta anche lì e così quando piove l’acqua passa anche in Canonica.

Dove si sta un po’ meno stretti, almeno.

Perché invece le “case” di Haiti che va tutti i giorni a visitare Suor Rosalia per portare un po’ di conforto immateriale e quello che può di materiale, sono uno o due locali dove vivono fino a quindici persone.

Proprio così: persone.

Stupisce sempre questa verità.

Per lei, però, che crede in Dio, non c’è niente da stupirsi.

Sa benissimo che, quando scriveva il Salmo 8:

 

“Cosa è l’uomo perché te ne dia pensiero?

E il figlio d’uomo perché te ne curi?

Eppure l’hai fatto poco meno di un angelo,

di gloria e d’onore l’hai coronato”

 

l’ Eterno si riferiva proprio anche a quei quindici infelici che stanno nella baracca di Haiti.

Eppure l’hai fatto poco meno di un angelo.

E se lo dice lui dev’ essere vero.

Siamo noi che non lo sappiamo, che non ce ne accorgiamo, non vogliamo accorgercene, ci fa comodo dimenticarci di questo  Salmo.

Ma lei, invece, si vede che se ne ricorda.

Anche quando si legge: “di gloria e d’onore l’hai coronato”.

Ma come?! Nel fango? Nella miseria? Nel degrado?

Già, il degrado.

Lei sa che del degrado non bisogna limitarsi a parlarne.

Bisogna intanto “condividerlo” non per lasciarsene contaminare, ma perché si può sperare di superarlo solo se qualcuno va a prendere “per mano” quei fratelli e quelle sorelle, quasi in un rapporto “uno a uno”.

Se non è “uno a uno” il rapporto non funziona.

E qualcosa del genere deve averci voluto dire anche “Lui” con la storia di quel suo così unico Figlio che si fa come noi per assicurarci quella così misteriosa eppure redentrice “compagnia” non già nella “corruzione” del male, ma sperimentando, facendoci sperimentare, che il male non è l’ultima parola.

Certo che il male, prima di rassegnarsi a non essere l’ultima parola, ce  la mette tutta.

***

E, poi, il degrado.

Quante Suor Rosalia ci vorrebbero per andare a prendere “per mano” gli gnomi che stanno nei palazzi di vetro e cemento dove si falsificano i bilanci di qualsiasi cosa e di qualsiasi Nazione e poi si scopre – perché la verità vince sempre – che basta uno Tsipras qualunque per smascherare e fare saltare il sistema?

Come si farà a farli uscire dal loro degrado?

Chissà.

***

 

Ad accogliere Sr. Rosalia, ieri al suo rientro a Vercelli, oltre ai familiari, il Sindaco della città.

Un bel gesto, naturale quanto insolito nel mondo politico.

Maura Forte è amica da tanto tempo di Sr. Rosalia e così non ha faticato ad ottenerne l’impegno per una prossima visita “ufficiale” in Comune.

Non è detto che non intenda offrirle, per quando sarà definitivamente rientrata a Vercelli (ripartirà a settembre alla volta di Haiti, ma dal 2016, ad 80 anni suonati, concluderà questa esperienza) un Assessorato.

Forse l’Assessorato alla preghiera, se fosse contemplato nell’ Ordinamento.

E se non è contemplato e non potrà fare l’Assessore, di sicuro Sr. Rosalia non si sottrarrà a questo ministero così decisivo: il ministero della preghiera. Per ciascuno di noi, per le nostre famiglie. Per la città, che è famiglia di famiglie. Poi il Paese, la nostra società così spaventata e ripiegata su se stessa. E infine, di certo non dimenticherà ciò di cui ci ha parlato a lungo, ieri, gli occhi dei bambini di Haiti, che la salutavano alla sua partenza.

E Dio sa quanto ce ne sia bisogno.





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