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02/02/2018 - Vercelli Città - Politica

VERSO IL SAN MARTINO DELLA GIUNTA FORTE - Tempo scaduto per le verifiche, ora si passa alle dimissioni - Massa e Comella, come nella canzone di Ivano Fossati, 'poco allineati'

VERSO IL SAN MARTINO DELLA GIUNTA FORTE - Tempo scaduto per le verifiche, ora si passa alle dimissioni - Massa e Comella, come nella canzone di Ivano Fossati, 'poco allineati'
Pier Giorgio Comella e Maria Pia Massa

“Per niente facili, uomini sempre poco allineati”.

Non conosceva Maria Pia Massa, Ivano Fossati, quando ha composto “La musica che gira intorno”.

Se no avrebbe trovato il modo di inserire nel testo almeno un’allusione alle donne, poco allineate.

Ma di ferro.

Giorgio Comella ( Sinistra, Ecologia e Libertà ) e Maria Pia Massa ( Voce Libera ) oggi comunicano quella che ha tutta l’aria di essere la road map di un San Martino: quello della Giunta di Maura Forte dal Comune di Vercelli.

Ma andiamo con ordine.

***

Ecco – dapprima – il testo integrale del comunicato diramato a metà mattina di oggi, 2 febbraio, da Massa e Comella.

Le nostre convinzioni circa lo stato di crisi sostanziale della maggioranza organica in Consiglio Comunale sono state discusse e condivise all’unanimità dall’assemblea del comitato elettorale di Sinistra e Voce Libera convocato ieri sera a Vercelli.

Il nostro ruolo di supporto esterno alla maggioranza, che ci eravamo proposti fino al termine del percorso amministrativo, con le ultime vicende consiliari non ha più merito utile né funzione oggettiva ragionevole.

La nostra presenza in aula come consiglieri ci sarà pertanto ancora e solo fino  al giorno della discussione sulla mozione di sfiducia al sindaco: ci sembrerebbe scorretto non farlo, oltreché in contraddizione con l’atteggiamento che abbiamo tenuto finora.

 

Mariapia Massa e Pier Giorgio Comella

Sinistra e Voce libera

***

Quindi una “esegesi” che non è forse superflua, anche se l’occhio allenato non ne dovrebbe avere bisogno.

Ci applichiamo volentieri, tuttavia, all’esercizio, così che anche i neofiti del genere letterario siano facilitati.

***

IL RE E’ NUDO

Anzitutto, Massa e Comella dicono “il re è nudo”.

Sono gli unici.

Sono gli unici che parlano di uno “stato di crisi sostanziale” della “maggioranza organica in Consiglio Comunale”.

Perché il problema, se vogliamo parlare un linguaggio comprensibile da tutti, è proprio questo.

La maggioranza in Consiglio Comunale a Vercelli è già in crisi.

Da quando la maggioranza non è più tale?

Da quel 26 giugno 2017 quando alcuni strateghi concepirono ed attuarono quella che sarebbe stata poi battezzata come “operazione Brusco”.

Cioè il passaggio dall’Opposizione – dove pativa i sintomi di una asserita morbilità fastidiosa – ai banchi della maggioranza di Adriano Brusco.

La mossa non fu gradita e la fase di landing nella nuova collocazione dell’ex candidato Sindaco penta stellato si rivelò traumatica.

Di colpo, la maggioranza di 15 più due (i due di Sel e Voce Libera, che assicuravano l’appoggio esterno) andò in frantumi.

In pochi giorni si costituì il gruppo misto, con la fuoriuscita dal Pd di Emanuela Naso e Giordano Tosi e di Paolo Campominosi da CambiaVercelli: Donatella Capra se n’era già andata.

Quindi, entra Brusco ed escono in sei.

Campominosi, tuttavia assicurando ancora l’adesione alla maggioranza, ma da posizione distinta.

***

Da luglio ad oggi nessuna concreta iniziativa degna di questo nome è stata posta in essere per tentare di ridare respiro alla compagine consiliare che sosteneva la Giunta.

***

Tutto fermo.

Dapprima, per attendere fino all’inaugurazione di Amazon (settembre).

Inaugurazione che non c’è stata.

Poi – a gioco lungo - fino alla definizione delle candidature alle elezioni politiche.

Passando – nel frattempo - per la celebrazione delle assise congressuali cittadine del Pd, che hanno portato alla elezione alla Segreteria Cittadina di Michele Gaietta.

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In tutto questo tempo, nessuno ha avuto la volontà o la capacità di procedere ad una vera e propria verifica politica, alla definizione di un rinnovato programma di mandato.

La second life di Sindaco e Giunta si è, nel frattempo, sviluppata secondo il cronoprogramma di una cantieristica pur pregevole e tuttavia non idonea a rappresentare i segni visibili e comprensibili di un programma di governo.

Dimenticando ciò che è sempre stato vero: asfaltar, no es gubernar.

Soprattutto, nessuno ha capito ancora oggi quale sia l’orizzonte temporale che la politica stia traguardando: Maura Forte sarà ancora il candidato di una coalizione di Centrosinistra?

Sarà lei a rappresentare una possibilità di futuro, oppure il partito pensa ad altro?

Ne cercheranno un altro?

La manderanno in Regione?

Nessuno lo ha mai capito, perché nessuno lo ha mai detto e, soprattutto, è sembrato che l’argomento sia stato accuratamente evitato.

Sicchè si sarebbe preteso che Consiglieri, militanti, simpatizzanti, mondi vitali esterni, si mobilitassero per garantire una sopravvivenza rinunciataria, declinata nel breve termine.

Tutto il movimento che si costituisce attorno ad un leader per esserne l’espressione capace di tentare ed instaurare la sintonia con il sentimento civico idoneo ad aggregare anche oltre i confini di partito o di area, di suggerire alla città una traccia di futuro, se c’è, è lì a marinare.

***

Quando, poi, ha fatto il proprio ingresso in scena la nuova Segreteria cittadina del Pd, a molti è tornato in mente il celebre aforisma di Søren Kierkegaard : quando prende il timone della nave il cuoco di bordo, dall’altoparlante non si udrà annunciare la rotta da seguire, ma il menù del giorno.

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Insomma, per qualsiasi motivo ciò sia avvenuto, né il Pd, né altri, né tantomeno l’Esecutivo, hanno saputo aprire formalmente una verifica per ridare senso e speranza a questa esperienza amministrativa.

E vedremo che – nella evoluzione di questi processi – anche una certa loro chiara e “liturgica” ritualità, che ne sottolinei i passaggi e non muova un piede se l’altro non è posto su una roccia stabile, è utile per arrivare al traguardo tutti insieme e tutti sani.

IL PERCORSO

Se non ci pensano gli altri, ad indicare che le decisioni importanti richiedono il concorso di una collegialità di persone che ragioni su problemi, soluzioni possibili, prospettive, ci pensano Massa e Comella.

Che informano in primo luogo come le ipotesi sulla crisi siano state “discusse e condivise all’unanimità dall’assemblea del comitato elettorale di Sinistra e Voce Libera”.

Perché un ritorno alla base non è superfluo, soprattutto da parte di chi abbia ricevuto un mandato elettorale di segno diverso da quello di governo.

Così come – due anni fa – il passaggio da una parte all’altra dell’aula era stato autorizzato dalla base, ore è il ritorno alla base a conferire alla decisione di Massa e Comella i crismi di una compiuta e democratica legittimazione.

Così – forse è bene spiegarlo e magari, occorrendo, potremmo anche fare un disegno esplicativo – sono avvertiti anche i monelli.

Perché non si può escludere che qualche birboncello potrebbe pensare qualcosa del genere: bene, bene. Se ne vanno e noi aspettiamo che subentrino i primi esclusi dalle loro liste.

Già le probabilità che l’Aula consentisse furberie del genere sarebbero assai scarse, ma così non è neppure il caso di pensarci.

***

OTTIMISMO DELLA VOLONTA’?

OPPURE OSTINAZIONE OPPORTUNISTICA?

 

Dunque, nessuna ricomposizione è risultata possibile, nessuno l’ha seriamente tentata, e la situazione è andata progressivamente degradando.

Il Consiglio Comunale è diventato, da luglio in poi, un appuntamento obbligato, quanto frustrante un po’ per tutti.

Per la Giunta, certo.

Poi, per ciò che resta della maggioranza.

Ma infine per tutti coloro che sarebbero più contenti di vedere ripristinato un andamento corretto e rispettoso delle democrazia e delle sue regole.

Da agosto in poi la maggioranza e la Giunta sono andati “sotto” (cioè sono stati messi in minoranza dall’Aula) sei volte.

Per tre volte negli ultimi mesi è mancato il numero legale perché la riunione del Consiglio si potesse dire validamente costituita ed idonea a deliberare.

***

A tutto questo sembra che la politica sappia dare una sola risposta: le visite guidate dei giornalisti ai cantieri aperti.

Come dire: bando alle ciance che si consumano nell’Aula sorda e grigia, pensiamo alle cose concrete.

Ma – di nuovo – asfaltar no es gubernar.

***

Sicchè – dicono Massa e Comella – il nostro impegno non ha più “merito utile”, né “funzione oggettiva ragionevole”.

Non è più ragionevole, né utile, continuare.

Se qualcosa non è cambiato fino ad ora, ora cosa potrebbe cambiare?

I Consiglieri di Sel e Voce Libera concludono dicendo: dopo il Consiglio che discuterà la Mozione di sfiducia presentata dalle Opposizioni, ce ne andremo.

Si dimetteranno loro.

Sono in due, vediamo cosa potrebbe accadere.

***

Perché su questo Massa e Comella sono chiari.

Non è che torneranno all’Opposizione.

Se ne andranno dal Consiglio.

Per loro l’esperienza è chiusa.

Ed in questo senso la loro posizione è un vero e proprio “segno di contraddizione” (già che oggi è la Solennità della Presentazione di Gesù al Tempio).

Perché non chiedono (più) a nessuno di dimettersi.

Prendono però atto che nessuno ha seguito il loro invito (loro e di altri Consiglieri).

***

Cosa sarebbe stato possibile fare?

Anzitutto, dare un segno visibile e chiaro di formale apertura della crisi e, con esso, di chiaro inizio di una verifica politica a tutto campo.

La Legge assegna al Sindaco la possibilità di rassegnare le dimissioni, beneficiando però di un tempo “sospeso” di venti giorni, nel corso dei quali la rinuncia non è definitiva.

Al Sindaco è possibile, anche al ventesimo giorno, ritirare le dimissioni stesse, qualora veda risolte le difficoltà e ricomposte le fratture.

E’ chiaro che sono i venti giorni nel corso dei quali si può e deve procedere alla verifica.

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Oppure il Sindaco può confermare la rinuncia ed in quel caso si torna alle urne.

Se Maura Forte avesse proceduto in questo senso in qualsiasi momento, ma entro lunedì scorso, di questa settimana, i venti giorni sarebbero spirati ben prima del 24 febbraio, giorno che segna un limite fondamentale.

Con il Consiglio sciolto entro il 24 febbraio si sarebbe votato a maggio 2018.

E’ evidente che quella di sciogliere il Consiglio sarebbe stata solo una delle due eventualità possibili.

Venti giorni non sono pochi, certo però bastevoli per arrivare ad una ricomposizione su basi chiare nell’ambito della maggioranza.

Calendario alla mano, questa possibilità non c’è più.

Chi ha deciso di rinunciare a priori al voto entro il 2018 avrà avuto le proprie buone ragioni.

Speriamo non siano meschini calcoli elettorali di bottega.

Perché chi ha preso questa decisione si è assunto la responsabilità di andare verso un commissariamento lungo, nel caso in cui, come vedremo, si “vada a casa” dopo.

Sciogliendo il Consiglio in qualsiasi giorno dal 25 febbraio in poi, infatti, si va alle urne nel turno unico nazionale del maggio 2019.

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SAN MARTINO

Cosa potrebbe accadere, quindi, se e quando Massa e Comella rassegneranno effettivamente le proprie dimissioni?

E’ molto probabile che la maggioranza non avrà più i numeri per assicurare l’apertura dei lavori delle sedute consiliari.

Sicchè sarà sempre più difficile tenere le riunioni di Consiglio, a meno di accordi più o meno sottobanco con qualcuno dell’Opposizione.

Ma è assai probabile che, se si dovessero ancora tenere riunioni del Consiglio, sarebbe sancita la condizione  di

“minoranza” della maggioranza.

Insomma, un pantano dove forse solo guerrieri amazzonici (del Rio delle Amazzoni) potrebbero trovarsi a proprio agio.

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E’ poi evidente che in tale contesto, se i quindici Consiglieri dell’Opposizione presentassero le dimissioni congiunte, l’arbitro dovrebbe fischiare la fine della partita.

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E’ dunque assai probabile che siamo all’epilogo della (prima?) Amministrazione Forte.

E che si vada verso un periodo di reggenza del Comune da parte di un Commissario Governativo che starà in carica fino alle elezioni del maggio 2019.

Le responsabilità del commissariamento “lungo”, come abbiamo visto, sono tutte di coloro che non hanno – seguendo opportunistiche suggestioninemmeno corso il rischio (remoto) di quello breve, con la possibilità di votare nel maggio 2018.

Il commissariamento lungo, pochi lo ammettono, fa comodo a tutti.

Al Pd, che ha tutto il tempo di metabolizzare l’eventuale mazzata elettorale del 4 marzo prossimo.

Ha poi tutto il tempo di cercare alleanze nuove e candidato Sindaco nuovo.

Alle Opposizioni, che hanno tutto il tempo per individuare un candidato Sindaco di svolta e riorganizzarsi, sulla scia di un possibile risultato elettorale favorevole del 4 marzo.

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Nel corso del periodo di commissariamento, poi, non succederebbe nulla di negativo per la città.

Anzi.

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A Massa e Comella il merito di avere staccato la spina – se così sarà – con stile, senza nulla concedere a commistioni equivoche sul piano politico.

La politica c’è chi la capisce e chi non la capisce.

Questi ultimi, un po’ come nella canzone di Ivano Fossati, sembrano ora quella “musica che gira intorno, quella che non ha futuro”.

 

 

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