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09/09/2018 - PROCESSIONE DEL GUADO - Da Albano a San Nazzaro Sesia, per incontrare Maria
Per carità: è risaputo che la preparazione di Alessandra Ticozzi sia a dir poco proteiforme.
Poliedrica.
Una tavolozza dai mille colori.
Che però fosse anche un’esperta mariologa, questo ce lo eravamo perso.

Oggi ad Albano, quando, appena finita la S.Messa celebrata da Don Cristiano Formaggio, ci si accingeva ad intraprendere la via per compiere, nella processione “del Guado” un atto semplice e profondo di devozione mariana.
La sapienza di tanta gente, generazione dopo generazione, ha sempre riconosciuto nella Vergine la conferma ed in qualche modo anche la consacrazione della umanità di Cristo.
Proprio come ci ha insegnato Jean Paul Sartre.
Jean Paul Sarte mariano?!
Ebbene sì, perché Lei non si ferma di fronte alle nostre piccole intemperanze e ci viene a cercare, magari per suggerirci un pensiero, un’idea.
“La Vergine guarda il bambino. Ciò che bisognerebbe dipingere sul suo volto è uno stupore ansioso che è comparso una volta soltanto sul viso umano. Perché il Cristo è suo figlio, carne della sua carne e sangue delle sue viscere. L’ha portato in grembo per nove mesi, gli offrirà il seno, e il suo latte diventerà il sangue di Dio. Qualche volta la tentazione è così grande da fargli dimenticare Dio. Lo stringe fra le braccia e dice: “Bambino mio”. Ma in altri momenti rimane interdetta e pensa: lì c’è Dio, e viene presa da un religioso orrore per quel Dio muto, per quel bambino che incute timore. Questo Dio è mio figlio. È fatto di me, ha i miei occhi, la forma della sua bocca è la mia, mi assomiglia. È Dio e mi assomiglia. Nessuna donna ha mai potuto avere in questo modo il suo Dio per sé sola, un Dio bambino che si può prendere fra le braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e ride. È in uno di questi momenti che dipingerei Maria se fossi pittore”.
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Insuperabile ed incomparabile: “E’ fatto di me, ha i miei occhi, la forma della sua bocca è la mia, mi assomiglia. E’ Dio e mi assomiglia”
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Maria aveva bisogno di lui, perché scrivesse queste cose.
Ma in quel momento lui aveva non meno bisogno di Maria.
Era la notte di Natale ed era rinchiuso in un campo di prigionia, in balia della follia nazista.
Maria viene a cercarci nei luoghi più negletti e devastati, anche nei territori sperduti ed impervi dove ci abbia condotto la nostra vita, dove ci siamo cacciati noi.
Non si ferma davanti a niente.
Non esita a cercarci anche dove, talvolta, la Chiesa stessa non ci prova più.
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E che la Madonna sia “madre” amorevole eppure irriducibile, lo ha sempre saputo la pietà popolare.
Alle persone semplici e miti di cuore non si è mai dovuto spiegare più di tanto questa verità di fede: è stata, semmai, una cosa più difficile da digerire per i sapientoni.