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10/01/2019 - ANDREA, IL SORRISO DELLA CARITÀ - Il video con l'omelia e le testimonianze

Andrea, Il sorriso della Carità from Guido Gabotto on Vimeo.

Partiamo da qui.


Andrea, Il sorriso della Carità from Guido Gabotto on Vimeo.

Da questo coro che ha animato la Liturgia di oggi, 10 gennaio,

quando la città ha consegnato al Padre Andrea Raineri, accompagnandolo e congedandosi

da lui con un abbraccio corale, sincero, affettuoso.


Questo coro, fondato e diretto magistralmente da Francesca Borsetti, si chiama “Le voci


del cuore”.


Le voci – oggi – di cuori spezzati.

(Poi ci dicono che "tecnicamente", il Coro è un insieme de Le Voci del Cuore con quello

dei Cappuccini dedicato a Pier Giorgio Frassati e Giovanni Paolo II, ma sono dettagli:

Francesca è conosciuta per Le Voci del Cuore).


Un po’ cantavano – bene, come sempre – e un po’ piangevano, non riuscivano, come tanti


oggi in Duomo, a trattenere le lacrime.


Così – con quel canto che si fonde e confonde con le lacrime - illustrando simbolicamente

il corso della nostra storia, individuale e collettiva, che è un intreccio di gioia, e dolore,

lutto e angoscia, come dice bene l’incipit della Costituzione Pastorale, Gaudium et Spes.


Siamo un impasto di tutto questo.

Anche quando la fede, la fede più salda, sperimentata, levigata nella preghiera, si fa

interrogativa.

E così sale dal cuore la domanda antica e la domanda si fa strada fino alle nostre labbra,

che sanno pronunciare una sola parola: perché?


Non c’è risposta.

Se non la resa.


Anzi, non è una resa, è riconoscere la nostra minorità.

Se potessimo “comprendere”, cioè “contenere” nella nostra mente inquieta, nel cuore

straziato, nella gabbia talvolta severa delle nostre categorie, il disegno sempre

provvidenziale, del Padre, vorrebbe dire che saremmo più grandi di Lui.


Così, come Giobbe, il nostro consegnarci a Lui non è rassegnarci: ”Il Signore ha dato, il

Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore”.

***

L’Arcivescovo Marco Arnolfo trova un sapiente insegnamento di Gibran Kalil Gibran

per dire di quella freccia, che i genitori scoccano quando danno al Mondo un figlio: quel

figlio che è come una freccia scoccata verso un orizzonte lontano.


I genitori di Andrea hanno scoccato una freccia mirabile, forse puntando in alto, così in alto

che è arrivata al bersaglio troppo presto.


E, sapendo come ad Andrea non piacessero le cose banali, bisogna riconoscere che, iniziare

una Messa con una citazione di Gibran, di sicuro banale non è.

***

Oggi Vercelli ha dato una straordinaria prova di sé, che ad Andrea sarebbe piaciuta veramente.

Pensieri straordinari quelli di Mons. Cristiano Bodo, che ha saputo suggerire un

parallelismo certo coraggioso, ma non temerario, né sorprendente, certo compreso da molti,

moltissimi: il parallelo tra la figura e l’opera di Andrea, laico credente, impegnato nella

parrocchia, che è una famiglia di famiglie.


Come è una famiglia di famiglie la comunità civile, che si incomincia a riconoscere nel

confine di un quartiere fortemente identitario come quello dei Cappuccini, la sua “terra”,

per poi traguardare oltre e arrivare il città, in Municipio.


Dunque, il parallelismo, con il giovane laico impegnato a dire ed a dare senso all’idea che

non è superfluo essere costruttori responsabili della società terrena.


E così arriva il nome che forse non ci si sarebbe attesi, in un giorno come oggi, tutto

giocato sulla realtà locale.


Arriva il nome di Piergiorgio Frassati e da qui un’ omelia già densa di significati, prende il volo per dire che “duc in altum” è possibile.

Anche se oggi, per come il Vangelo presenta le cose, con quell’episodio di Lazzaro, è

giusto piangere: lo ha fatto anche Gesù per l’amico morto.


Se ha pianto Gesù, perché non noi?

***

Poi le belle testimonianze di coloro che hanno amato Andrea.

Dalla sua Majot, Vittoria Baltaro, compagna di un Gieubi straordinario.

E si continua con il Rione dei Cappuccini, che parla con la voce di Massimo Petruzziello.


Luca Vannelli, per la grande “community” del Carnevale e del Volontariato.


Un compagno di lavoro di Andrea.


E poi il fratello Lorenzo, che, tra i tanti ricordi, presenta quello più fotograficamente

eloquente: Andrea uomo forte, come tutti i Raineri.

Andrea che sa conciliare un’idea virtuosa di forza – la forza senza controllo non serve -

come esigente richiamo di sé alla vocazione.


Quella vocazione alla libertà che nella loro famiglia ha avuto un posto severamente e

serenamente vissuto.


Fino alla visione sapiente tratta da Antoine de Saint-Exupéry che insegna, nel suo “Il

piccolo Principe” -



“Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi”. ” L'essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. –


***

Non è certo incomprensibile la frequentazione di Andrea con il pensiero di Saint –

Exupéry.


Non amava le cose banali, aveva uno sguardo mite e però acuto sul Mondo, sulla storia,

sulla vita.


Forse un giorno chi scrive si risolverà a pubblicare l’ultimo audio di wapp che all’inizio di

quest’anno volle inviarci.


Forse, invece, lo terremo per noi, come cosa preziosa.

Ci consegna l’immagine di un uomo consapevole e maturo.

***

Egli sapeva che le nostre stagioni si consumano incompiute.

Sapeva quanto bruci il sale

della libertà.

Sapeva che la Storia non evolve secondo un nitido segno euclideo.

Ma egli sapeva che la Storia, un giorno, si arrenderà ed il Mistero si illuminerà della sua propria luce.

***

Il filmato che pubblichiamo ( on line entro questa sera su questa stessa pagina )

propone, dunque, le

testimonianze di coloro che hanno amato Andrea e qualche scampolo di una Liturgia dove,

insieme al dolore, ha trovato posto la speranza.


Documenta un momento unico nella vita della Comunità di Vercelli, che speriamo possa

dilatare il messaggio lasciato da Andrea in echi e risonanze che avranno durata, come il

suono di una parola sincera.