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Video Notizie
14/10/2020 - IURE SANGUINIS - Impiegati dell'Anagrafe di Crescentino facevano diventare italiani i brasiliani
Iure sanguinis.
Detto così, pare un po’ arcaico.
Ma, al contrario, l’espressione ha un significato molto attuale e non soltanto per la storia di un’inchiesta giudiziaria che gli Inquirenti raccontano in questo video, messo a repertorio stamane, 14 ottobre.
Quando, in Questura a Vercelli, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli, Pier Luigi Pianta, insieme al suo Sostituto, delegato per l’indagine, Davide Pretti ed al Questore di Vercelli Sergio Molino, con il Commissario Capo della Squadra Mobile, Luca Tuccillo, vengono rivelati i particolari di un’inchiesta lampo.
Che ha sgominato un’organizzazione criminale che, partendo da Verona, “vendeva” ad immigrati brasiliani la cittadinanza italiana, ottenuta con metodi gravemente fraudolenti.
Il meccanismo, in fondo era semplice: l’aspirante cittadino italiano doveva dichiarare di essere discendente da avi che, partendo dal nostro Paese, si fossero trasferiti in Brasile, stabilendosi là.
Per diritto ereditario, dunque: appunto, Ius sanguinis.
Da qualche parte, in Italia, l’“Agenzia” veronese, di cui sono titolari madre e figlio di nazionalità brasiliana, trovava Comuni disponibili a certificare il falso.
Cosa non facile.
Ma erano riusciti a conquistarsi la complicità di impiegati dell’Anagrafe di Crescentino che, “asserviti”, come si dice in linguaggio tecnico, all’organizzazione, facevano diventare italiani anche brasiliani che non avevano mai avuto nessun avo proveniente dal Bel Paese.
Si tratta di Annalisa Aresi e Stefano Masino, che all’alba di oggi sono stati sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari.
Il costo del “pacchetto”, per il cittadino brasiliano aspirante italiano variava dai 3 ai 4 mila euro.
La tangente percepita dai funzionari crescentinesi, di circa 700 euro per ogni “pratica”, ovviamente compresa nel “pacchetto”.
Ancora un particolare curioso.
Accadeva che i titolari dell’Agenzia di Verona venissero di persona a Crescentino per seguire le “pratiche”.
E, quando erano in Comune, passassero “dall’altra parte” del bancone, digitando di persone, al posto degli impiegati, l’immissione di dati nei computer della Pubblica Amministrazione.
Insomma, erano di casa.
***
Ma sentiamo dalla viva voce degli Inquirenti i particolari dell’indagine.